L'INTERVENTO "Gli studenti umbri rinunciano alla gita della Maturità: ecco come la crisi ci ha cambiato"

Il giornalista Giampiero Tasso ha effettuato una profonda riflessione su come la crisi ci ha svuotato le tasche, cambiato la mentalità e reso fragili giovani e famiglie quando sia parla di futuro

Non credo che sia un indicatore sicuro di povertà dilagante, forse è semplicemente oculatezza nello spendere e tagliare il superfluo, di cero è un segno dei tempi che viviamo. Accade che mentre dialoghi in un piccolo bar del centro ti raccontino una storia sul segno dei tempi: "lo sa che a perugia in un istituto di scuola superiore tre quinte classi hanno dovuto rinunciare alla gita di primavera? 

Il 30 per cento delle famiglie non ha voluto aderire alla gita che per tre giorni chiedeva il pagamento di 350 euro...". In verità era la risposta al mio osservare il "pocume" di persone che giravano per Perugia martedi all'ora di pranzo, uscendo da una conferenza stampa. Mi ero sorpreso per vedere decine e decine di bar e distibutori di cibarie fast food praticamente vuoti come uovi di Pasqua senza sorpresa. Mi sorprendo per la rinuncia ma mi sorprendo ancora di più quando amici comuni mi dicono che accade nella zona dell'appennino umbro marchigiano, a Foligno fino a scendere lungo tutta la Flaminia fino a Terni e dintorni.

E il discorso sfocia con facilità in politica, nell'ennesimo dualismo io ho ragione e tu hai torto, tu conosci la verità ma io ne sono possessore, guelfi e ghibellini, bianchi e neri, rossi e non rossi. Uno dice è colpa del Govermo che affama, l'altro aggiiunge "merito" di quei due che hanno votato, e anciora, colpa di chi non sa dare una svolta a questa economia, con chi aggiunge da filosofo, è la povertà alla quale ci hanno ridotto. Puà darsi e non posso nemmeno controbattere alle tante ipotesi che oscillano danzando, sulle colpe che tornano indietro nel tempo o che si proiettano verso il futuro.

Sta di fatto che le famiglie rinunciano, tagliano il superfluo, fanno sacrifici e sanno che l'imprevisto è dietro l'angolo e 350 euro restano una bella cifra per mandare il figliolo in gita tre giorni. C'è chi può e chi non può, modestamente io non può, dicono sempre più famiglie.  Non è un grido di allarme, non è nemmeno invitarvi ad una crociata contro qualcuno, semmai è stimorare una discussione che magari non avrà risultati ma che almeno ci porta a confrontarci, a parlare a capire. 

Siamo in uno stato di emergenza, lo ammetto, molti hanno perso il lavoro, molti rischiano di perderlo, nel mezzo ci sono stipendi sempre più bassi, aziende e imprese che pagano sempre meno e sempre più tardi. Giorni fa un conoscente era felice ed allegro: gli si era fermato il frigo della cucina componibile e temeva che il guasto fosse irreparabile. L'intervento del tecnico ha scongiurato la tristezza: era semplicemente il termostato e con 50 euro si è tolto la paura. Siamo questo, siamo diventati questo con la paura dell'imprevisto e non potergli far fronte, sapere che silenziosamente facciamo le formichine e abbiamo imparato a spegnere le luci, prendere meno la macchina, comperare di meno e fare meno i "bomba". Il rinunciare alla gita primaverile del quinto probabilmente non sarà l'indicatore di povertà, magari una semplice ammissione spudorata di non posso permettermelo, di saper rinunciare per spendere in modo migliore e concreto. Forse.

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