Report Banca Italia post-Covid, l'incubo licenziamenti in autunno: "Alta l'incidenza in Umbria degli occupati a rischio"

Il report e le previsioni per il 2020 dopo lo tsunami coronavirus. La cassa integrazione otto volte superiore rispetto al periodo dello stesso anno

I dati sono preoccupanti, le previsioni per i prossimi mesi sono allarmanti soprattutto sul fronte lavoro una volta che terminerà il blocco dei licenziamenti per l'emergenza Coronavirus. Il report di Banca Italia sull'Umbria - il più autorevole per programmare e studiare l'economia regionale - riporta tutti alla drammatica realtà dopo promesse, piano eccezionali del Governo e previsioni per il futuro. Il coronavirus è stato un terremoto devastante, ma il peggio non è passato: gli effetti dello tsunami post-scossa fanno più paura della emegenza sanitaria stessa.

In Umbria gli effetti a breve e lungo termine saranno più pesanti rispetto alle regioni del Nord e delle confinanti Toscana e Marche, dimostrando ancora una volta che, dopo la crisi del 2007, una economia più compatibile per debolezze e ritardi con le Regioni del Centro-Sud. Banca Italia, nel report, ha spiegato che il Covid ha colpito nel momento in cui l'Umbria stava registrando una parzialissima ripresa: "La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia dell’Umbria in una fase di ripresa ancora debole. Nel 2019 il PIL era aumentato dello 0,5 per cento, secondo i dati di Prometeia. Nell’industria erano tornati a flettere il valore aggiunto (-0,7 per cento) e il fatturato (-2,0). Le esportazioni (-1,3 per cento in termini reali) avevano interrotto una lunga fase di espansione, per il forte calo delle vendite nei settori dei metalli e dei mezzi di trasporto. L’indebolimento della congiuntura e la diffusa incertezza avevano negativamente condizionato l’accumulazione di capitale, frenando i nuovi investimenti (-13,2 per cento). Nell’edilizia e nell’agricoltura era proseguito il parziale recupero dell’attività iniziato l’anno precedente (+2,8 e +4,2 per cento, rispettivamente), mentre nei servizi la crescita aveva rallentato (+0,6 per cento)".

L'unico dato positivo, prima del Covid, era quello relativo all'occupazione: dopo due anni di stabilità, l’occupazione era cresciuta in maniera robusta (+2,2 per cento) seppur ’incremento aveva riguardato soprattutto il lavoro dipendente a tempo indeterminato, favorito dalle trasformazioni dei rapporti a termine".

Ma ad inizio dell'anno, nonostante una mini-mini-mini ripresina,  le famiglie umbre - ovviamente stiamo parlando di media regionale - "consideravano - secondo Banca d'Italia - ancora soddisfacente la propria situazione economica". La situazione, come sapevamo anche se non in queste dimensioni, si è totalmente capovolta. La grande preoccupazione ora è sul mercato del lavoro, il motore per produrre ricchezza, occupazione e sviluppo. Al momeno il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali hanno attutito la caduta: "Il massiccio ricorso alla Cassa integrazione, nei primi quattro mesi superiore di otto volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e il divieto di licenziamento hanno salvaguardato le posizioni a tempo indeterminato. L’emergenza ha comportato sin da subito un incremento degli scoraggiati che si è riflesso in un calo della partecipazione al mercato del lavoro".

La parola chiave sulle previsioni, utilizzata da Banca Italia, è contrazione. Tradotto: licenziamenti, meno assunzioni, precarizzazione ulteriore del mercato del lavoro in Umbria. "In prospettiva, l’occupazione potrebbe contrarsi più decisamente rispetto al resto del Paese, in relazione alla maggiore incidenza in Umbria delle attività e delle categorie lavorative più esposte alle conseguenze economiche della pandemia (occupati nel commercio, alberghi e ristorazione; lavoratori autonomi; dipendenti a tempo determinato)".

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In Umbria è nettamente più alta rispetto alla media nazionale "l’incidenza degli occupati più a rischio". Le previsioni, in attesa dei soldi dall'Europa (nel 2021?) e delle scelte nazionali, indicano un autunno non caldo, ma drammatico. Settori economici importanti sono stati travolti dall'emergenza sanitaria: si è interrotta la ripresa dell’edilizia e del mercato immobiliare; in agricoltura forte flessione delle vendite di vino, olio e carni; l’emergenza ha aumentato le esigenze di spesa degli enti territoriali e ne ha ridotto le entrate, interrompendo la debole ripresa degli investimenti; la contrazione più marcata si registra per i servizi turistici, della ristorazione e del commercio al dettaglio non alimentare, è stata diffusa.  Nella Fase 2 molte attività hanno riaperto grazie al contenuto rischio contagi ma, sempre secondo Banca Italia, solo una piccola parte dei danni subiti sara compensata in questi mesi: "Nel secondo semestre è atteso un recupero molto parziale dell’attività economica". Senza soldi, lavoro e con troppi timori per il futuro il crollo dei consumi inciderà sui consumi. C'è bisogno di un piano choc su vasta scala internazionale. L'Umbria da sola non può farcela. Questa è la realtà. 

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