"L'Umbria dei Furbi": evasione, assunzioni in nero e soldi sporchi affossano "l'Umbria degli Onesti"

Allarmante l'analisi dei dati Istat da parte della Cgil regionale: "Medie preoccupanti e superiori a quelle nazionali, il contrasto all'illegalità diventa la password per lo sviluppo"

L'Umbria 'scivola' sempre più a Sud e con l'economia che ristagna e una percentuale di economia sommersa e illegale simile a quella delle regioni del Mezzogiorno. A rivelarlo sono i dati sull'economia 'non osservata' (somma della componente sommersa e di quella illegale) recentemente elaborati dall'Istat, che registrano un risultato decisamente negativo per il 'Cuore verde d'Italia'. È ancora una volta tra le regioni meridionali che si deve infatti cercare l'Umbria dove l'economia non osservata vale il 16,4% del valore aggiunto totale (anno 2017): solo Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Molise fanno peggio, mentre la media nazionale è nettamente inferiore (13,5%).

L'ALLARME - La responsabilità di questo dato è in capo quasi totalmente alle imprese, infatti, come spiega Fabrizio Fratini, presidente dell'Ires Cgil Umbria: “Le due componenti più rilevanti che vanno a comporre il dato sull'economia non osservata sono la rivalutazione della sotto-dichiarazione dei risultati economici delle imprese (nella nostra regione vale l'8,3% del valore aggiunto, contro una media nazionale del 6,2%, ndr) e l’impiego di lavoro irregolare (5,6%, contro una media nazionale del 5,1%, ndr). Molto meno rilevanti (2,4%, ndr), invece, tutte le altre voci (attività illegali, mance, fitti in nero, etc., ndr)”.

SOLUZIONI - Ecco dunque che diventa urgente trovare delle soluzioni al problema: “La questione del contrasto all'illegalità, in particolare in ambito economico e sul lavoro, è la vera priorità per l'Umbria - afferma Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil regionale -. Non a caso anche ieri (lunedì 10 febbraio, ndr), nel corso dell'audizione con la Commissione Parlamentare Antimafia, l'abbiamo definita una 'password' per lo sviluppo, perché senza questo elemento non si può sperare di invertire la tendenza al declino di cui siamo ormai da anni prigionieri. È evidente che di fronte a dati simili, che ci pongono di nuovo tra le regioni del Mezzogiorno, serve una risposta immediata e drastica: serve subito una legge regionale sugli appalti, per sconfiggere la piaga del massimo ribasso; serve un'attenzione profonda e continua rispetto alle infiltrazioni mafiose e agli investimenti sporchi; serve un maggiore protagonismo delle associazioni d'impresa per isolare ed espellere chi inquina la nostra economia. Per quanto ci riguarda - conclude Sgalla - insieme a Cisl e Uil siamo pronti ad aprire una grande vertenza regionale per la legalità con le associazioni datoriali e le istituzioni”.

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