Tre mamme aspiranti chirurgo a Perugia: "Si può lavorare e crescere i propri figli: non bisogna scegliere"

Le storie, le testimonianze di tre professioniste umbre che dimostrano che, anche se con tanta fatica, si può coniugare carriera e famiglia

E' vero che i tempi, l'educazione e la cultura rispetto al passato sono cambiati e anche l'uomo ha imparato che essere padre vuol dire seguire i figli, collaborare in casa e vivere a 360 gradi le esigenze dei piccoli senza sempre delegare. Ma nonostante questo per una donna in carriera e che è anche madre, o che vuole esserlo, gli ostacoli sono tanti e il tempo non basta mai. Ancora oggi ci sono donne che si interrogano su se svolgere un ruolo o l'altro o peggio ancora obbligate a decidere se seguire le legittime ambizioni oppure far crescere i figli donandogli un futuro. Ma la verità è che, nella stragrande maggioranza dei casi, si può coniugare famiglia e carriera.

Come dimostrato le testimonianze di tre donne, anche con figli, aspiranti chirurgo che stanno partecipando alla prova pratica di simulazione avanzata in chirurgia, alla Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale dell’Università degli Studi di Perugia. L’evento è stato organizzato dal professor Antonio Rulli, direttore della stessa scuola, nell’ambito del congresso "La Rete delle Breast Unit", con la collaborazione della Rete degli Ospedali umbri e il Centro di Simulazione Medica Avanzata.

Tre mamme, tre donne chirurgo. Sono Federica Caracchini da Città di Castello, Cristina Ricciardi della Calabria ma da anni residente a Perugia e Francesca Pennetti Pennella di Spoleto che hanno spiegato come si concilia la loro vita di mamma insieme a quella di chirurgo.

“E’ difficile e impegnativo – ha detto Federica Caracchini – se si mette la passione che abbiamo noi si riesce a fare tutto. La giornata è di 24 ore. Si esce dalla sala, come dice sempre il professore, senza cartellino però tra lo studio e la pratica, alla fine c’è tempo anche per fare la mamma”.

Gli fa eco Cristina Ricciardi che dice: “C’è orgoglio di far parte di una scuola di chirurgia. Il professor Rulli, con tanto entusiasmo e dedizione, lavora tutti i giorni affinché noi possiamo migliorare. Lavora per metterci a disposizione tutti i mezzi che l’università adesso può fornirci e lo dobbiamo ringraziare per questo impegno”.

Francesca Pennetti Pennella spiega che ha un bimbo di due anni e parla di suo figlio dicendo: “Io vorrei fosse felice e che da grande diventi ciò che lui ama. Io amo profondamente questa specializzazione e quindi non mi dispiacerebbe affatto che diventasse chirurgo anche lui”.

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