Incredibile ma vero, duemila anziani soli rischiano un aumento del 100% dell'affitto per la casa popolare

Il cambio di regolamento per determinare l'affitto della casa popolare penalizzerebbe la fascia più debole per eccellenza. La Regione corre ai ripari ma non ci sono certezze sulle modifiche

Una vera e propria bomba sociale rischia di esplodere in Umbria se non saranno apportati dei correttivi al regolamento per le case popolari che dovrebbe entrare a breve a regime. Anche per questo settore si vuole aplicare il futuro canone sociale (l'affitto per l'alloggio popolare) sulla base dell'Isee. Tutto normale. No, assolutamente no perchè se a guadagnarci sarebbero le famiglie più numerose (quelle con figli a carico) a cui verrebbe tagliato il canone mensile, a rimetterci sarebbero invece gli anziani soli che hanno un reddito da pensione che oscilla dai 6mila ai 10mila euro all'anno. Spetterebbe a loro andare a compensare le perdite dell'Ater con le nuove agevolazioni. E questo vuol dire addirittura affiti raddoppiatti. Una situazione difficile che è al vaglio della Terza Commissione regionale guidata dal presidente

Solinas che ha ascoltato le perplessità sul nuovo regolamento sollevate dai sindacati. "Ad oggi – ha spiegato il segretario regionale del Sunia, Rossano Iannoni – i canoni di locazione vengono determinati applicando la precedente normativa (legge regionale ‘33/1996’) e ciò ha consentito all’Ater di raggiungere sempre il pareggio costi-ricavi e di praticare canoni di affitto in media di circa 116 euro mensili.  L’eventuale applicazione del canone secondo i parametri Isee porterebbe in dote un aggravio per i nuclei composti da una sola persona, spesso vedove oppure anziani rimasti soli, che vedrebbero incrementarsi fortemente il loro canone mensile per compensare i mancati introiti derivati dal resto della platea interessata agli alloggi di edilizia popolare". oltre 2mila anziani soli - su 7mila alloggi -, con una pensione in media di 550 euro al mese, passerebbe dai 40-60 euro al mese di affitto a 140 euro. Una cifra enorme rispetto alla pensione percepita. Tra bollette, medicine e spese impreviste non arriverebbe a metà mese.

Da qui la bomba sociale che deve essere disinnescata. L’assessore Chianella ha espresso disponibilità a valutare la situazione, ma ha anche ricordato che il ricorso all’indicatore Isee, “che permette la valutazione della condizione soggettiva di ciascun nucleo familiare, è stato introdotto con legge regionale, la ‘15’ del 2002, ed è uno strumento che ormai viene usato dappertutto, tasse universitarie, abbonamenti, perfino per il reddito di cittadinanza e quindi per venire incontro alle richieste dei sindacati bisognerebbe cambiare una legge approvata proprio dall’Assemblea legislativa dell’Umbria”.

All'Isee non vogliono rinunciare neanche centrodestra e grillini. La commissione studierà una formula più equa per tutti ma sul tavolino non ci sono ancora ipotesi. I nostri anziani, soli e con pensioni minime, non devono pagare un centesimo in più. Già stanno alla fame. 

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