Umbria, ecco perchè i giovani se ne vanno: disoccupazione record, la mappa dei territori alla "fame"

La realtà è quella dei numeri elaborati dall'Ires. Più disoccupati e inoccupati che lavoratori attivi. I comuni dove il lavoro è una chimera e quelli, pochissimi, dove c'è qualche possibilità in più

Un inizio di novembre, post-voto, che dimostra la gravità della situazione economica umbra, al di là dei proclami politici di chi ha governato la Regione e anche il Paese negli ultimi 10 anni. Se l'Istat ha rilevato ancora volta come l'Umbria sia ad un bivio a livello demografico - o inverte la rotta o lo spopolamento sarà irreversibile - dopo che in sei mesi ha perso altri 2mila e passa abitanti, l'Ires - Istituto ricerche economiche e sociali - della Cgil ha ribadito che c'è bisogno di lavoro, di nuovi investimenti e di un nuovo progetto di sviluppo per i nostri territori. Il tasso di disoccupazione è drammaticamente alto. Ma addirittura in quasi tutti i distretti economici regionali il tasso degli occupati è inferiore a quello dei non attivi (pensionati, invalidi, disoccupati e giovani in età scolare).

Ci sono territori che la Regione e il Governo - nonostante le promesse - non hanno supportato e investito con un piano reale dopo la chiusura di grandi industrie che ha avuto gravi conseguenze anche sull'indotto. Sono spariti interi settori produttivi e, ammortizzatori sociali a parte (destinati a finire), non è stata pensata e finanziata una strategia per nuovi siti produttivi in linea con il mercato. Conseguenze: emigrazione, comuni svuotati, natalità zero, povertà diffusa.

L'ires, elaborando i dati Istat, ha fatto una mappa dei territori più depressi in fatto di lavoro o di opportunità di lavoro: il record negativo spetta all'eugubino con il 9,8% di disoccupati (1500 senza lavoro, 14 mila gli inattivi a fronte di 13.400 che hanno una occupazione); subito dopo c'è il gualdese con l'Alto Chiascio con il 9,7%  (1300 disoccupati, popolazione attiva 12.100, inattivi 13.00) e la disoccupazione al 9,6% in grandi distretti come Terni, Spoleto, Umbertide. Alta la disoccupazione nel distretto Perugia con 10.500 disoccupati e un tasso del 9,1% e in quello di Terni con 7.300 disoccupati. Il più basso tasso di disoccupazione a livello regionale si registra Foligno, Orvieto e Valnerina.

"E' interessante analizzare il rapporto tra attivi e inattivi - ha scritto Mario Bravi dell'Ires Cgil - nei vari territori dell’Umbria, dai dati che abbiamo analizzato, emerge che solo in due realtà Perugia e Città di Castello gli attivi superano gli inattivi, mentre in 11 gli inattivi superano, in alcuni casi di gran lunga, gli attivi.In un sistema locale del lavoro, quello di Assisi-Bastia, il rapporto tra gli attivi inattivi è sostanzialmente pari.Questo ultimo dato sul rapporto tra attivi e inattivi richiede un’analisi approfondita sulle tendenze negative che rischiano di manifestarsi nei prossimi anni, collegate anche al fenomeno crescente dell’emigrazione da parte delle giovani generazioni".

Una situazione di povertà reale che, a breve, potrebbe mettere a rischio anche il welfare regionale che potrebbe - meno entrate delle tasse, più persone da aiutare - diventare una coperta sempre più corta. Senza lavoro, senza merito, senza speranza l'esodo dall'Umbria sarà costante e irreversibile. 

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