Cgil: 2012 più duro, l'emergenza lavoro sia elemento centrale

Questo l'allarme lanciato dal sindacato nel corso della conferenza stampa di fine anno. Lunghissimo l'elenco delle vertenze aperte, si aggiunge anche la Grifo Cornici di Magione

Non arrendersi a una realtà che appare ogni giorno più drammatica. Rimettere davvero il lavoro in cima alle priorità di intervento. Difendere il sistema manifatturiero umbro e il welfare, unico vero baluardo contro l'impoverimento generale di lavoratori, giovani e pensionati. La Cgil dell'Umbria indica le linee di azioni che dovranno caratterizzare l'anno nuovo, un anno che si annuncia ancora più duro di quello che si va chiudendo e che nella nostra regione, secondo le previsioni del Dap, porterà una riduzione del Pil dello 0,3%, particolarmente accentuata nei settori dell'industria e dell'edilizia.

“Ma è proprio il manifatturiero – come ha spiegato nella conferenza stampa di fine anno il segretario generale della Cgil regionale, Mario Bravi, accompagnato dagli altri componenti della segreteria regionale Raffaella Chiaranti, Vasco Cajarelli, Gianfranco Fattorini e Vincenzo Sgalla – il settore da difendere e dal quale ripartire per cercare di innescare un nuovo ciclo positivo, incrementando il suo peso nell'economia regionale (attualmente il 17% del Pil) per sfruttare gli effetti di moltiplicatore che, a differenza di altri settori, è in grado di produrre”.

Insomma, quello che serve all'Umbria è una politica molto diversa da quella attuata sin qui dal Governo Monti, le cui scelte “inique e sbagliate” si sommano a quelle altrettanto dannose del Governo precedente. “Continueremo a contrastare questa manovra e queste politiche – ha avvertito Bravi – con una mobilitazione che vogliamo fortemente unitaria, anche qui in Umbria dove la crisi, come sosteniamo da tempo, è ancora più forte che nel resto del Paese”.

E ora che anche Confindustria si è accorta della gravità della situazione – osserva la Cgil – bisogna che alle parole seguano i fatti. “Non si può ad esempio continuare a sostenere che abbassare i salari e i diritti di chi lavora possa aiutare ad uscire dalla crisi – ha sottolineato Bravi – e questo perché proprio l'Umbria dimostra che pur avendo salari e pensioni del 7% inferiori alla media nazionale, la crisi non solo non è stata evitata, ma ha colpito addirittura più duramente che altrove”.

Ma il vero allarme per il 2012 sarà quello occupazionale. Tutti gli economisti concordano infatti su un punto: per avere una tenuta degli attuali livelli, occorrerebbe una crescita del 2%, ma in Umbria, come detto, è previsto al contrario un arretramento dello 0,3%. E allora per evitare il disastro occorrerà uno sforzo eccezionale per far funzionare quel Piano straordinario per il Lavoro che la Cgil ha fortemente voluto. Prima di tutto intensificando le relazioni industriali bilaterali con tutte le associazioni datoriali, lavorando sulle verticalizzazioni (a partire dal polo chimico ternano), valorizzando il sistema delle Pmi, ma rafforzando al tempo stesso il rapporto con le 43 imprese multinazionali presenti nella nostra regione, con l'obiettivo di attrarne di nuove. E poi intensificando la contrattazione di secondo livello, ma soprattutto rimettendo al centro aspetti fondamentali e imprescindibili come quello della sicurezza sul lavoro. La Cgil si è detta infatti fortemente preoccupata dall'impennata di infortuni mortali che si sono verificati in questa fine di 2011, portando addirittura a 20 il numero di vittime nella nostra regione (contro le 16 dello scorso anno).

In conclusione di conferenza stampa è arrivata poi una triste conferma del quadro delineato dal sindacato: la notizia riportata da Vasco Cajarelli della chiusura di un'altra importante azienda della regione, la Grifo Cornici di Magione, che con i suoi 50 dipendenti e l'85% della produzione finalizzato dall'export, era la più grande azienda italiana del settore. “Le banche l'hanno strozzata fino a farla chiudere”, ha spiegato Cajarelli che ha sottolineato anche come il vero problema degli imprenditori nella nostra regione come nel resto del Paese stia nell'accesso al credito e non certo nell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

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