La chiusura della E45 è un terremoto economico per imprese e artigiani: chieste manutenzioni a tempo di record

L'analisi spietata arriva sia dai vertici di Confindustria e Cna: ecco i settori che rischiano maggiormente da questo sequestro inevitabile dopo anni di carente manutenzione

Gli imprenditori, gli artigiani e i trasportatori umbri (in particolare dell'Altotevere e del perugino) rischiano di pagare un prezzo salatissimo per la chiusura obbligata del malridotto viadotto Puletto sulla E45, in provincia di Arezzo, dopo il sequestro preventivo dell’opera ordinato dalla procura di Arezzo per i rischi di crollo dei piloni di sostegno. Costi che si traducono in maggiore spese per il trasporto delle merci  (non essendoci strade alternative), minore competitività  (in fatto di tempi e prezzo)  rispetto ad altri concorrenti  e minore affidabilità per il mercato visto i tempi biblici italiani le gare d'appalto, collaudi e le manutenzioni straordinarie; tutti e tre processi temporali richiesti per la messa in sicurezza del viadotto traballante. 

Per evitare un'ulteriore crisi economica - quelle del passato hanno già decimato le aziende - sia Confindustria dell'Umbria che Cna dell'Altovere chiedono tempi certi, certezza della qualità del lavoro e cantieri smantellati a partire dall'estate prossima. “La chiusura della E45? Un autentico terremoto economico”: è questa la definizione data da Renato Cesca, presidente di CNA Umbria "La manutenzione necessaria deve avvenire entro l’inizio dell’estate se non vogliamo pregiudicare irreversibilmente l’economia della regione”. 

A pagare il prezzo del blocco della viabilità sulla E45 sono, in particolare, secondo Cesca sono alcuni settori bene specifichi:“negli anni si sono create filiere produttive strategiche per l’Umbria, dalla cartotecnica alle macchine agricole, fino all’automotive. Quest’ultima, tra l’altro, già sconta il rallentamento del settore e potrebbe essere definitamente travolta dalle difficoltà di collegamento con le imprese committenti del nord Italia e della Germania".

Forte preoccupazione per le aziende e per l'occupazione in Umbria, dopo il blocco della E45, è stato epresso anche da Cristiano LUdovici presidente della Sezione Alta Valle del Tevere di Confindustria Umbria: "La superstrada rappresenta un’importante arteria di comunicazione per l’Umbria e in particolare per il territorio altotiberino. La sua interruzione – aggiunge Ludovici - crea un enorme problema al sistema economico locale, aggravato dal fatto che non esistono alternative infrastrutturali congrue, se non la vecchia SS3 bis e dal permanere della chiusura della statale 73 di Bocca Trabaria”.

Il contratto di programma dell’Anas 2016-2020 prevede, sul tratto Civitavecchia-Orte, investimenti complessivi per un miliardo e mezzo. “Per evitare il ripetersi di situazioni che possono mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e danneggiare il tessuto economico – conclude Ludovici – auspichiamo che possano essere accelerate le procedure di appalto e di spesa in modo da intervenire più rapidamente possibile. Più che mai in questa fase, istituzioni, corpi intermedi e comunità devono impegnarsi in una stretta collaborazione con l’obiettivo comune di ripristinare un’infrastruttura moderna e sicura”. Non si può fallire stavolta, non si possono sbagliare i tempi. 
 

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