Centri per l'impiego di Perugia e Terni a rischio smantellamento, scatta lo stato di agitazione

Servono altri 87 contratti a tempo indeterminato: chiesto incontro con i politici regionali e i parlamentari dell'Umbria

I centri per l'impiego dell'Umbria a rischio smantellamento. E i sindacati scendono sul sentiero di guerra, proclamando lo stato di agitazione. C'è una vertenza aperta e la riunione congiunta tra Fp-Cgi Fp-Cisl Fpl-Uil regionali, le delegate e i delegati delle rappresentanze sindacali unitarie, e Cgil Cisl Uil dell’Umbria ha dato il via alle iniziative sindacali programmate a partire dalla prossima settimana: volantinaggio e una richiesta d’incontro agli assessori competenti, ai capogruppo in consiglio regionale, ai parlamentari eletti in Umbria.

L’obiettivo, spiegano i sindacati, è quello di evitare “sia lo smantellamento di un servizio fondamentale per realizzare un sistema compiuto e articolato di politiche attive del lavoro, sia la dispersione di un patrimonio di professionalità che, nonostante le enormi problematiche di precarietà di tutti i dipendenti e le insufficienze organizzative, secondo tutti gli indicatori di settore del Ministero del Lavoro, colloca le esperienze umbre dei Centri per l'Impiego ai primi posti in Italia, mettendo in primo piano il ruolo fondamentale e insostituibile del servizio pubblico”.

Come a dire: non c'è tempo da perdere. Il “tesoro” va difeso. Per dare un’idea della mole di utenti e del servizio, il numero degli iscritti come disoccupati/inoccupati ai centri per l’impiego a livello regionale tocca quota 65.748 cittadini, di cui oltre 50.000 nel territorio della provincia di Perugia e 15.700 a Terni (dati forniti dall’ultimo bollettino sul Mercato del Lavoro della Regione dell’Umbria relativi 2015). Questo è solo il dato numerico di partenza a cui vanno aggiunti i servizi di secondo livello rivolti all’utenza (mediazione, orientamento, legge 68, servizi per i cittadini stranieri) a cui ciascun utente può accedere. La composizione dell’utenza vede 34.604 donne e 31.144 uomini. Tra i titoli di studio prevalgono i diplomati, ma è possibile trovare sia soggetti privi di titolo di studio, che laureati e soggetti con titoli elevati. 

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