Una grande cantina umbra batte la crisi: vendite in aumento in Italia e nel mondo

Incrementano ancora le vendite  degli ottimi vini delle Cantine Lungarotti, che chiudono a quasi 8 milioni di euro il fatturato 2016 (+2%), con un trend positivo costante che nell’ultimo quadriennio ha fatto registrare una crescita dell’azienda umbra del 15%. Centrale come sempre il mercato nazionale, che assorbe circa il 60% del fatturato e cresce del 2,6% mentre è stabile l’export, con note positive in diverse aree di mercato emergenti. 

Tra le performance più significative, in salute il primo mercato di sbocco - la Germania – che chiude a +7,7% grazie a una rilevante crescita in valore, e molto bene il Canada (+76,8%), guidato dallo sviluppo in Ontario. In doppia cifra anche Danimarca (+33%); Usa, in sicuro sviluppo (+27,4%) e dove si è tra l’altro operato un cambio di importatore a metà anno; la new entry Turchia con un canale horeca molto interessante (26,9%); Francia sui canali tradizionali e Svezia. Significativa anche l’azione su Taiwan, con l’aperura dei rapporti commerciali e il raggiungimento di un buon fatturato. 

In Italia si mantengono importanti i numeri registrati sul territorio umbro, che crescono a conferma della volontà dell’azienda guidata da Chiara Lungarotti di voler mantenere una radice forte di regionalità, con un 10% degli acquisti in cantina. Tra i vini, sono stabili il Rubesco e il Torre di Giano, mentre aumentano le vendite (+5%) del Sagrantino di Montefalco, ed è proprio dal sito produttivo di Turrita che esce il primo prodotto biologico commercializzato in Italia da Lungarotti, ‘ILBIO’.
 
Duecentocinquanta ettari vitati tra la Tenuta di Torgiano (230 ha) e quella di Turrita di Montefalco (quest’ultima certificata bio dal 2014, estensione di 20 ettari), 2 cantine, 27 etichette e 2,5 milioni di bottiglie prodotte. Sono questi i dati che fotografano il ‘patrimonio’ vinicolo del Gruppo Lungarotti.
 

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