Hanno svuotato le culle e ora l'Umbria muore (in primis l'economia). Appena sei nuovi nati ogni mille abitanti

L'ultima ricerca di Aur mette in evidenza come i decessi sono raddoppiati mentre le nasciste sono in picchiata. Ecco cosa comporta a livello sociale ed economico. Se non si inverte la rotta salta tutto entro 20 anni

Un piano straordinario sul sostegno alla natalità, lungimirante e a tutela delle famiglie, è ormai l'unica soluzione per salvare l'Umbria. Non è una questione politica, non c'entra niente il Family Day che tanto ha fatto discutere in campagna elettorale in Umbria. Non si mettono a rischio i diritti e le battaglie civili. Un piano straordinario per la natalità è una questione di sopravvivenza per la nostra regione ed è anche fondamentale per l'economica al collasso: più figli in Umbria vuol dire tenere aperte scuole, asili, negozi, servizi mirati all'infanzia, interi reparti e ospedali  Dopo anni di argomento tabù, a livello nazionale e a livello regionale, ora il problema deve essere un dossier prioritario per la neo Presidente Donatella Tesei e per i sindaci. E' ultimo treno.

L'inchiesta-ricerca dell'Agenzia Umbria Ricerche a firma del sociologo Mauro Casavecchia e l'economista Elisabetta Tondini è allarmante lungo il filo del rapporto natalità-spopolamento scrivono: "La decrescita della popolazione è il frutto di un perdurante calo del tasso di natalità, che continua da un decennio e si distanzia sempre di più da quello di mortalità: nel 2018, ogni mille abitanti ci sono 6,5 nati vivi e 11,4 decessi". Tutto questo nasconde, neanche tanto velatamente, un futuro senza futuro per l'Umbri: se non si inverte la rotta, se questi dati diventeranno una costante, ogni anno i residenti scenderanno di 3mila unità. A questi vanno aggiunti, secondo gli ultimi rilevamenti, un altro migliaio di cittadini che per scelta (20%) o per necessità (l'80%) sono costretti ad andare a lavorare in altre regioni o in altri Paesi. In appena sei anni il tasso di natalità è passato da 7,8 nuovi nati ogni mille abitanti a 6. Il calo è più marcato anche tra le famiglie stranieri residenti in Umbria: 16,2 nati ogni mille abitanti del 2012 agli attuali 11 del 2018. Un dato comunque alto se si considera che gli stranieri rappresentato l'11 per cento - media molto più alta di quella nazionale ferma all'8% - della popolazione.

Nella relazione di Aur: "Dopo quattro anni di cali, nel 2018 la popolazione straniera è tornata a crescere (di 1.831 unità), controbilanciando tuttavia solo parzialmente il saldo naturale totale fortemente negativo (-4.286)". Senza figli e all’allungamento della vita media,gli umbri stanno diventando una popolazione sempre più vecchia. "Conseguentemente, la piramide dell’età, che ormai da tempo ha deformato la sua configurazione ideale, mostra un evidente assottigliamento della base, in corrispondenza delle coorti più giovani e della generazione dei millennials; raggiunge la larghezza massima al centro, dove si collocano le generazioni più mature, ma evidenzia una consistente presenza anche delle età più vecchie, soprattutto tra le donne, le quali vivono più a lungo degli uomini".

Tutto questi viene perfettamente descritto dai dati: per ogni 100 giovani fino ai 14 anni vi sono 204 anziani con oltre 64 anni (nel 2002 erano 186), un dato che allontana ulteriormente la regione dall’Italia ove, pure, l’indice di vecchiaia è cresciuto, passando dal 132 al 173 per cento. "Insomma: siamo sempre di meno, sempre più vecchi, con sempre meno bambini" scrivono il sociologo Mauro Casavecchia e l'economista Elisabetta Tondini - Da qui ai prossimi anni il bacino della forza lavoro è destinato a contrarsi fortemente e dovrà farsi carico di una crescente quota di popolazione anziana in età non produttiva con conseguenti problemi di sostenibilità socio economica". Siamo ad un bivio: o fare manovra per tornare a navigare in mare aperto o arenarsi nelle secche, e morire neanche tanto lentamente.  Lavoro, sostegno alle famiglie, asili aziendali, offerta formativa e case popolari: partire da qui per tornare ad avere culle un po' piene. Serve un Piano Marshall sulla natalità. 
 

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