L'ANALISI Il Reddito di cittadinanza sta centrando il suo bersaglio? Ecco lo scenario in Umbria

Riceviamo e pubblichiamo l'analisi sul reddito di cittadinanza in Umbria e nel resto del Paese da parte degli analisti di Agenzia Umbria Ricerche. Buona lettura. 

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di Mauro Casavecchia – Elisabetta TondiniIl
Come era nelle aspettative, ha suscitato curiosità la lettura dei primi dati relativi alle domande per ottenere il Reddito di cittadinanza recentemente varato dal Governo. Si tratta di dati preliminari (le richieste inoltrate) relativi al solo primo mese dall'attivazione dello strumento, purtuttavia non è prematuro cominciare a ragionarci su poiché si suppone che le famiglie con maggiori difficoltà si siano mosse sin da subito per poter ottenere il prima possibile i benefici previsti. In effetti, rispetto alle stime prodotte dall’Istat secondo cui il beneficio avrebbe potuto interessare un milione 308 mila famiglie, le 806.878 domande risultanti al 7 aprile 2019 ne rappresenterebbero circa il 62%.

Un terzo delle domande proviene da due sole regioni, la Campania e la Sicilia. Un risultato che contraddice le evidenze dei primi giorni, quando a rispondere più prontamente erano stati i cittadini lombardi ma, come noto, lo strumento doveva - e deve - ancora scontare alcune difficoltà nella messa a punto di meccanismi di accesso non univoci e non propriamente immediati. In questo primo quadro territoriale l’Umbria, con le sue 9.200 domande finora presentate (l’1,1% del totale), risulta un po’ sottodimensionata, visto che da un punto di vista demografico incide per l’1,46% sulla popolazione italiana. Le donne che hanno presentato domanda sono state il 57% e in questo la regione si caratterizza, insieme a Toscana, Emilia Romagna, Marche, Liguria tra quelle con la maggiore partecipazione femminile (considerando che la media nazionale si attesta al 54%).

Ma come interpretare l’entità di questi numeri? Per cogliere la dimensione di un fenomeno comunque in evoluzione - per cui ogni considerazione va collocata in uno scenario mutevole - una prima risposta ce la può offrire il rapporto tra il numero di domande e il numero di famiglie che risiedono in ciascun territorio, ricordando che il Reddito di cittadinanza viene erogato ai nuclei familiari in possesso di specifici requisiti e non a singoli individui.

Anche in questo caso l’Umbria, con un rapporto del 2,3%, risulta un po’ sotto la media nazionale, che è pari al 3,0%, mentre spiccano Calabria e Campania con, rispettivamente, il 6,9% e il 5,9%. Il dato di per sé può non dire molto, tuttavia se tale rapporto (domande presentate su famiglie totali) si legge congiuntamente al tasso di povertà relativa familiare stimato dall’Istat, si evince una correlazione decisamente significativa da cui si desume che la misura di sostegno è stata finora richiesta più frequentemente nei territori segnati da maggiori livelli di povertà. 

Procedendo in questo tentativo di valutare il grado di accoglimento dello strumento da parte delle categorie target, può venire in aiuto il rapporto tra il numero di domande presentate e il numero di famiglie relativamente povere, che assumeremo quale proxy dei soggetti potenzialmente candidabili a beneficiarne (visto che non è possibile regionalizzare i dati sulla povertà assoluta). Ciò in virtù del fatto che il Rdc è nato come una “misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale” e rivolta “al sostegno economico e all'inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro”.

Utilizzando questo indicatore ulteriormente affinato emergono altri risultati interessanti, pur nella loro temporanea validità. Si scopre, ad esempio, che a un mese circa dal lancio del Rdc, in Umbria solo il 18% della popolazione potenzialmente interessata ha inoltrato richiesta per beneficiarne, a fronte di un 35% di Toscana ed Emilia Romagna e al 25% delle Marche. Una chiave di lettura che ci presenta dunque una situazione regionale in termini di prima risposta ad oggi piuttosto differenziata. Sarà interessante riprendere l’argomento tra un po’ di tempo per verificare se questi equilibri territoriali verranno confermati ma anche per cominciare a valutare gli effetti di questa politica sul mercato del lavoro

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