L'Alto Chiascio in crisi perenne, la Regione si ricorda e chiama le Marche: "Chiediamo riconoscimento di area in crisi"

Ecco le mosse dell'Umbria per riaprire il confronto insieme alle Marche per poter ottenere a livello nazionale lo stato di crisi. Ma tra poco si andrà al voto... ci sono i tempi per inviare la richiesta al Governo

La crisi in Umbria continua a colpire pesantemente. La ripresa è minina e riguarda solo qualche territorio e pochi settori economici. Ma dove la situazione è disperata, sia come reddito pro-capite e come dati sulla occupazione, è la fascia appenninica dell'Alto Chiascio fino a Nocera Umbra dove il fenomeno dell'emigrazione, come negli anni 60-70 è tornato a dividere le famiglie. La chiusura di grandi aziende come la Merloni, la crisi dell'edilizia e il forte ridimensionamento di settori come la ceramica commerciale e la produzione di scarpe e ciabatte hanno provocato moltissimi disoccupati. Una situazione difficile che da tempo avrebbe richiesto ogni sforzo della Regione dell'Umbria per chiedere lo stato di crisi per cercare di avere fondi per cercare di invertire la rotta. 

Ma per anni si è sottovalutato il problema. Tutto è fermo al 2018. Ora la Giunta regionale - prossima alla chiusura dei lavori dato che si andrà al voto il prossimo autunno - vuole riaprire la procedura cercando la sponda delle Marche dato la crisi dei territori gemelli dell'Appennino sul versante marchigiano. Il presidente della Regione Umbria, Fabio Paparelli, ha inviato ufficialmente una lettera al presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, per una rapida ripresa del confronto istituzionale finalizzato ad accelerare un percorso condiviso per il riconoscimento dell’Area Interregionale di Crisi complessa Umbro-Marchigiana dell’Appennino.

  “I recenti sviluppi della vicenda J&P, come evidenziato anche nell’incontro svoltosi al Mise il 4 Luglio – ha scritto il presidente Paparelli - rendono necessario pensare ad una rimodulazione della strumentazione dedicata in grado di dare continuità alle azioni per la reindustrializzazione dell’area di cui all’Accordo di Programma Merloni, attraverso l’individuazione dell’area interessata dell’Appennino, quale Area di Crisi Complessa.Ciò in ragione del fatto che, ad oggi, non si sono esauriti gli effetti della crisi della A. Merloni sui territori interessati, e può quindi essere utile attivare uno strumento che permetta di coordinare, per le finalità legate al processo di sviluppo dell’area, gli interventi e le progettualità riferiti anche ad altre amministrazioni centrali, oltre che delle amministrazioni locali che saranno interessate”.

Sulla richiesta dell'Umbria pendono diverse incognite: i tempi stretti prima dello scioglimento e il ritorno alle urne e le future strategie della nuova amministrazione regionale. Di sicuro la Regione doveva agire insieme alle Marche da tempo, ma questo territorio dell'appennino è stato spesso inascoltato a vantaggio di crisi di ugual drammaticità presenti nel ternano. 
 

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