Aiutarli a casa loro è possibile. La Ong Tamat in Burkina per insegnare la gestione di piccoli allevamenti

Una realtà perugina in prima linea per la cooperazione internazionale per arginare la povertà e lo spopolamento delle zone rurali. Allevamenti agganciati alla produzione agricola locale. Ecco il progetto

Quante volte abbiamo sentito dire - magari durante periodi di immigrazione di massa o dopo una delle tragiche stragi in mare colpa di organizzazioni che lucrano sulla vita umana - la frase "aiutiamoli a casa loro". Ma poi in concreto è possibile? Ci sono i fondi? E soprattutto sono azioni apprezzate da chi è costretto ad emigrare per cercare una vita normale? La risposta per tutte queste domande - anche se a qualcuno non farà piacere dato il business che c'è dietro l'accoglienza - è una sola: sì. E la dimostrazione il lavoro che ogni giorno porta avanti la Ong Tamat, peruginissima.

L'ultima frontiera di un progetto sul modello "aiutamoli a casa loro" è partito ufficialmente lo scorso 13 giugno: “Allevamento contrattuale e agricoltura familiare: sostegno alle resilienza delle popolazioni più vulnerabili della zona rurale di Loumbila”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri dello Stato italiano con il fondo dell’otto per mille dell’IRPEF devoluto dai cittadini alla diretta gestione statale per l’anno 2016. 

Il progetto si rivolge ai piccoli avicoltori e agli agricoltori delle famiglie vulnerabili di Loumbila, in Burkina Faso, un comune rurale a due passi dalla capitale Ouagadougou. L'iniziativa, in linea con il piano di sviluppo del Consiglio Comunale di Loumbila presieduto dal Sindaco Paul Taryam Ilboudo, ha lo scopo di creare un’integrazione tra allevatori e agricoltori, facilitando così l'accesso ai prodotti agroalimentari, al pollame e alle uova per la popolazione più povera. 

In questo momento è in corso la prima missione del personale internazionale in Burkina Faso: lo zootecnico Luca Piottoli, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Ambientali e Alimentari dell’Università degli studi di Perugia con il prof. Cesare Castellini, si sta occupando della parte avicola, mentre Piero Sunzini, come agronomo senior, sta definendo le attività riguardanti le produzioni vegetali. 

Denisa Raluca Savulescu, rappresentante di Tamat in Burkina Faso, sta organizzando riunioni di inquadramento, visite di terreno e di gruppo, incontri con aziende agricole, scambi con i professionisti del settore e le prime formazioni tecniche. Ecco, queste azioni rappresentano quanto di più concreto possa essere fatto per favorire un'idea di cooperazione internazionale a tutte le latitudini, capace di aiutare tutti in ogni luogo. Basti pensare che gli obiettivi centrali dell’iniziativa sono proprio quelli dello sviluppo, del lavoro e della sicurezza alimentare, fattori decisivi per contrastare le disuguaglianze ed evitare fenomeni migratori e di abbandono anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie nel progetto e la generazione di reddito derivanti dalle attività.      
 

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