Professoressa accusata di aver violentato l'alunno di 13 anni: la verità sui tabulati

La professoressa si è sempre proclamata innocente, assicurando di "aver solo incoraggiato il giovane e di averlo trattato come tutti gli altri"

L'accusa pesa come un macigno: violenza sessuale ai danni di un ragazzino di soli 13 anni. Imputata nel processo un'insegnante di lettere e storia, all'epoca dei fatti 40enne. La donna nel particolare sarebbe colpevole, stando agli atti dell'Accusa, di avere sedotto l'adolescente costringendolo a instaurare un rapporto con lei. Oggi si è tornati in aula per ascoltare i testimoni di difesa e accusa. Durante l'udienza il maresciallo che ha analizzato i tabulati telefoni, all'epoca dei fatti, ha sottolineato che vi furono da parte dell'insegnante ben “ottanta chiamate a casa, 345 sms e 110 telefonate al cellulare” in un arco temporale di appena due mesi. A difendere invece a spada tratta la donna è il marito che sostiene una tesi diversi. Per l'uomo era il ragazzino a perseguitare la moglie e non il contrario.

A incastrare l'insegnante - difesa dagli avvocati Diana Iraci e Luca Patalini - furono delle frasi scritte sul diario del ragazzo e degli sms dal contenuto esplicito. Negli atti del processo si legge, infatti, una frase inequivocabile: “Andiamo a letto e ti farò impazzire”.

Il comportamento decisamente affettuoso della donna non era comunque sfuggito ai genitori che, durante alcune assemblee di classe, avevano anche sollevato il problema. Oggi, in aula, è stato proprio il rappresentante degli studenti a parlare di “un comportamento sconveniente da parte della professoressa”. Nel fascicolo della Procura si parlerebbe inoltre di baci sulla labbra e palpeggiamenti al seno da parte del ragazzino sedotto.

Adesso sarà necessario fare luce sull’intera vicenda. Ad essere ascoltati saranno alcuni compagni, i genitori di quello che è ormai un ragazzo e il preside della scuola, ovviamente chiamato in causa. La professoressa dal canto suo si è sempre proclamata innocente, assicurando di “aver solo incoraggiato il giovane e di averlo trattato come tutti gli altri”.

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