Si scambiano foto e video hard della bimba di 7 anni: chiuse le indagini per la madre e "l'amico" di chat

Per l'uomo, un brindisino di 50 anni, c'è l'aggravante di essersi avvalso della complicità della madre della piccola, parzialmente capace di intendere e di volere

Chiuse le indagini per una madre umbra e un uomo brindisino di 50 anni, accusati di violenza sessuale ai danni di una bambina di 7 anni (all’epoca dei fatti). Secondo le indagini della procura, coordinate dal pm Massimo Casucci, entrambi avrebbero utilizzato e scambiato materiale contenente video e foto dal contenuto sessuale, utilizzando la piccina.

Vittima di un uomo senza scrupoli che, approfittando della debolezza e della parziale capacità di intendere della madre (come documentato da una perizia psichiatrica) avrebbe richiesto e “diretto la realizzazione” di foto e video ai fini sessuali realizzati dalla madre, coinvolgendole entrambe, si legge nelle carte, “in videochiamate a sfondo sessuale”.

La donna, difesa dall’avvocato Alessia Modesti, a dicembre è uscita dal carcere ed ora si trova agli arresti domiciliari mentre l’indagato, originario di Brindisi, è stato raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare eseguita dagli agenti della Mobile ed ottenuta dal pubblico ministero dopo aver sequestrato e sottoposto a perizia i computer e i telefonini in uso all'uomo. 

La perquisizione e sequestro dei pc e degli smartphone usati dal brindisino, un "insospettabile", ispettore dell'Inail, risale alla scorsa estate: la consulenza disposta dal pm aveva permesso di trovare e copiare i file, tra fotografie e video, che i due si erano scambiati. I gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari hanno determinato il gip a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita lo scorso dicembre.

Tutto sarebbe scaturito dopo la segnalazione alle forze dell’ordine da parte di una chiromante a cui la donna umbra si sarebbe rivolta per sapere del futuro tra lei e “l’amico”, lasciando trapelare alcuni particolari di questa agghiacciante vicenda. Per la madre era stata chiesta da parte della difesa – avvocati Alessia Modesti e Francesco Narducci-  la consulenza dello psichiatra Tarciso Radicchia che aveva evidenziato “la semi incapacità di intendere e di volere dell’indagata”. Un “disturbo cognitivo” in linea anche con la consulenza dei  medici del carcere, che avevano valutato la madre attraverso una lunga serie di colloqui di natura psicologica e psichiatrica. Ora rimane indagata per un delitto atroce mentre per “l’amico” di chat, c’è l’aggravante per essersi avvalso della complicità della donna non capace del tutto di comprendere la reale portata della gravità di ciò che stava facendo. 

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