Adesca sui social una donna sposata, la ricatta e la violenta, arrestato

Perugia, si tratta di un albanese di 24 anni. La vittima costretta a subire atti sessuali per non far divulgare foto hot scambiate in chat. La trappola organizzata dai carabinieri

La faccia da bravo ragazzo (di una foto finta) e un profilo social falso costituiscono la maschera e l’esca di un albanese di 24 anni, da anni residente in Italia e fidanzato con una giovane italiana, arrestato per violenza sessuale, minacce ed estorsione a danno di una giovane donna sposata.

Secondo il capo d’imputazione l’uomo (nel corso della storia leggerete di due uomini, ma è sempre lo stesso che impersonava il buono e il cattivo), avrebbe costretto una donna “mediante violenza o comunque dietrio la reiterata minaccia di un male ingiusto, a subire e compiere atti sessuali contro la sua volontà”.

La vicenda inizia su Facebook. Un giovane chiede l’amicizia ad una donna, sposata, e nel tempo riesce a “carpirne la fiducia con lusinghe e premure”. Nasce una complicità tale che il giovane riesce a convincere la donna a scattarsi e poi inviargli delle fotografie in cui la donna è in pose sexy, vestiti scollati per giungere a particolari anatomici intimi o perfettamente riconoscibili, tipo tatuaggi in posti particolari.

E qui scatta la trappola. Dopo pochi giorni il giovane contatta la donna in chat a e le riferisce, spaventato, che un amico, non sa ancora come sia stato possibile, ha visto le foto e ne ha fatto delle copie. Con quelle foto in mano lo sta ricattando e gli chiede di organizzare un appuntamento con la donna ritratta in foto. Se non organizza l’incontro pubblicherà su tutti i social e le chat le foto di lei nuda e racconterà tutto al marito della stessa. La donna è costretta ad accettare questo incontro, ben sapendo che la richiesta di questo misterioso amico del suo conoscente virtuale può volere solo una cosa.

Così si presenta all’incontro, vestita come richiesto dall’uomo misterioso (che poi sarebbe sempre il giovane che l’aveva adescata con un falso profilo social, cioè in abitino provocante e tacco alto. L’uomo non perde tempo, fa salire in auto la donna e le dice se le va bene appartarsi o preferisce un albergo, perché l’unico modo per non rendere pubbliche quelle foto e fare sesso con lui. Se accetta promette di cancellare le foto. La donna accetta, i due si appartano e consumano un rapporto sessuale.

La cosa sembrava finita lì, tanto che attraverso il falso profilo il giovane si rifà vivo, si scusa del comportamento del suo conoscente, chiede perdono. Salvo poi all’improvviso tornare a chiedere, qualche giorno dopo, un altro incontro per l’amico misterioso: se non fai sesso di nuovo con me rendo pubbliche quelle foto. Anche a questo appuntamento l’uomo, attraverso la minaccia e l’estorsione, approfitta sessualmente della donna.

Poi la situazione degenera, perché l’uomo, iniziava a pretendere foto della a carattere sessuale più esplicito e un nuovo incontro a scopo sessuale. La donna deve cedere se non vuole che il marito venga a conoscenza di tutto. Così va all’appuntamento e la prima cosa che l’uomo fa è quella di strapparle il telefono di mano e prendere nota di alcuni contatti ai quali inviare le foto come ulteriore forma di ricatto. A questo punto la donna scappa dall’auto e intervengono i carabinieri, ai quali la signora aveva raccontato tutto. Quell’ultimo incontro, infatti, era una trappola.

I militari ammanettano l’uomo, il 23 gennaio, e lo portano in carcere. Il 24 gennaio si è tenuta l’udienza di convalida e l’albanese, difeso dall’avvocato Diego Florio, è stato formalmente accusato di violenza sessuale, violenza privata, falso per l’uso del profilo tarocco e per essersi spacciato per altra persona. L’arresto è stato convalidato. Non era la prima volta che commetteva questo tipo di reati, oltre ad una lunga serie di reati contro patrimonio e le persone.

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