Persecuzioni e minacce, trasforma la vita della ex in un incubo: “Da sei anni ho il terrore che possa uccidermi"

Anni di persecuzioni di minacce e di violenze psicologiche. L'ex compagno è a processo con l'accusa di stalking, lei invece sopravvive con l'angoscia che possa ammazzarla, prima o poi

E’ una storia maledetta, l’ennesima di chi è costretta a sopravvivere con la paura che prima o poi, l’uomo che aveva detto di amarla, possa ucciderla. E’ l’ennesima storia fatta di denunce (circa una ventina) processi penali, attese, senza che si sia ridotta la precarietà di un’esistenza appesa al filo: quel filo sottile che unisce e divide la vita con la morte. “La prossima udienza sarà fra sette mesi, lui è libero, libero ancora di poter distruggere la mia vita, vivo in una casa il cui indirizzo è sconosciuto a tutti per paura che possa trovarmi, e se mi trova ha già minacciato di uccidermi”.

Sono parole strazianti quelle di una donna di 50 anni nata in provincia di Perugia che da sei anni sta vivendo il calvario dello stalking del suo ex compagno, con cui ha interrotto un percorso di vita insieme perché qualcosa, in quella relazione iniziata sotto una buona stella, aveva iniziato ad inclinarsi a causa delle violenze psicologiche prima e fisiche poi. Perché quell’uomo che diceva di amarla e con cui viveva, l’ha minacciata di morte e picchiata. E’ la stessa protagonista di questa amara vicenda a raccontare di essere finita al pronto soccorso dopo essere stata massacrata di botte.

Che fare allora? scappare? Interrompere subito la relazione? Ma lui continua a cercarla, a tampinarla di chiamate, messaggi, aspettandola al lavoro, chiamando i suoi amici e parenti, ossessionandola sui social . Una persecuzione finita con gli arresti domiciliari nel 2011, subito ricominciata appena la misura cautelare fu revocata con l’obbligo di firma.

L’ultimo episodio risale a dicembre, quando l’uomo contatta la madre della ex per farsi dare il suo nuovo numero, pretendendo di sapere dove abitasse. E proprio quando una persona è costretta a cambiare le sue abitudini, il  numero di telefono e persino il proprio indirizzo, che la minaccia è in atto. “Vivo nel terrore”- ha raccontato in presenza del suo legale di parte civile  Gemma Bracco, nonché consigliera di Parità della Provincia di Perugia e in prima linea contro la violenza sulle donne, e della presidente dell’Associazione “Il coraggio della paura” che garantisce supporto psicologico a chi ha subito maltrattamenti e vessazioni.

C’è poi un episodio inquietante, denunciato dalla vittima: “Sono stata aggredita e presa a botte per strada, mentre andavo al lavoro. Mi dissero che dovevo farmi gli affari miei e questo è successo mentre era in corso il processo contro il mio ex compagno,  ma ho solo potuto sporgere denuncia contro ignoti”.

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“Ti ammazzo, non vali niente”, "Ancora ti comando io" e poi ancora “Ti amo”. Come si può pensare che queste parole possano convivere insieme? Non ci stancheremo mai di ribadirlo. Se ti picchia, ti umilia, ti offende, ti minaccia, non è amore. Non può essere amore. 

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