Minacciata di morte, picchiata in un bosco e costretta a lasciare il paese per paura dell’ex

Oggi una nuova udienza a carico dell'ex fidanzato, alla sbarra con l'accusa di stalking. Botte, minacce e persecuzioni "per convincerla a tornare insieme"

Sono durati mesi quei improvvisi attacchi violenti nei confronti della ex fidanzata, tanto da essere stata costretta a lasciare per un periodo l’Italia e tornare nel suo paese d’origine, l’Ucrania, per paura di essere ammazzata. Protagonisti di questa amara vicenda, una giovane donna venuta nel nostro paese con la prospettiva di trovare lavoro e rifarsi una vita, e un ex compagno aggressivo e violento, che l’avrebbe più volte minacciata e picchiata dopo essere stato lasciato.

Lei, qui a Perugia, una nuova vita aveva iniziato a farla; lavorava come badante in casa di una coppia di anziani e aveva persino trovato un nuovo amore; un 39enne tunisino, già gravato da reati per droga. Ma l’idillio, superati i primi mesi, si sarebbe trasformato a poco a poco in un incubo per la donna; prima con telefonate sempre più insistenti per convincerla a riprendere la relazione, poi presentandosi sotto casa sua senza preavviso e minacciandola di continuo “provocandole un perdurante stato d’ansia, di paura e un fondato timore per la propria incolumità”- si legge nelle carte.

Vari gli episodi di cieca violenza attuati dall’uomo nei confronti della sua ex; nel novembre del 2014, nei pressi della stazione Fontivegge, l’avrebbe presa a calci e schiaffi dopo una lite, pochi giorni dopo invece, con la scusa di un chiarimento, l’avrebbe picchiata violentemente in un bosco, vicino alla sua abitazione, lasciandola a terra. In un’altra occasione ancora, avrebbe scardinato la porta d’ingresso e rotto il vetro delle finestre di casa della donna per poter entrare.

Oggi, davanti al giudice Noviello, si è tenuta una nuova udienza a carico dell’imputato (difeso dall’avvocato Donatella Panzarola); a sedere al banco dei testimoni, l’ex datore di lavoro della donna che ha raccontato come nel 2015 la vittima le disse di voler ritornare qualche mese nel suo paese d’origine per paura dell’uomo. Per il prossimo 28 novembre è stato invece fissato l’esame imputato. La donna, parte civile con l’avvocato Gemma Bracco, sporse denuncia e il 39enne fu sottoposto al divieto di avvicinamento emesso dal gip. Un inferno durato mesi, quello emerso anche durante la lunga deposizione della vittima, nel corso nel processo. 

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