Videonoleggio "game over": serrande abbassate anche a Ponte Felcino

Con la chiusura di tutte le sedi di Studioemme sparisce il videonoleggio in città, per sempre. Un altro pezzo di economia e di identità perugina che se ne va

Videonoleggio a Perugia: game over. Avventura finita, per sempre. “Ormai – dice uno dei titolari di Studioemme – non noleggiava più nessuno. In queste condizioni era impossibile mantenere negozi e strutture, col minimo di personale a garantire un servizio decente”. Prosegue: “Ai tempi d’oro, avevamo ben 22 punti di distribuzione con 12 dipendenti. Poi la crisi, dovuta a diversi fattori concomitanti”.

Quali? “La possibilità, prima, di piratare e poi di scaricare dal web. Oltre agli abbonamenti e al video on demand”

E il porno, che era un segmento di grande appeal?

“Men che mai: è stato proprio quello il primo elemento di crisi, data la facilità degli accessi gratuiti in internet”. Le chiusure sono venute come cadono a terra i grani di un rosario rotto. In città: Ponte d’Oddi, via Eugubina, Ferro di Cavallo, via Bartolo…Da ultimo, via Campo di Marte che a fine ottobre abbasserà i battenti: l’ultimo paradiso dei cinefili. Dove si incontravano i grandi esperti di settore: da Fabio Melelli a Carlo Guerrini.

Resistevano Bastia, Ponte San Giovanni, Campo di Marte e, appunto, la casa madre di Ponte Felcino. Ma adesso Big Ben ha detto stop per tutti, indistintamente.

Studioemme ha conosciuto periodi di grande fortuna economica e di immagine. Ha attraversato tutte le stagioni, compresa quella del passaggio dalla cassetta al cd. Aveva sempre tutti i titoli in uscita, oltre a una serie di gadget da fare spavento: per grandi e bambini. “Ora – dice Mauro – chiudiamo anche Ponte Felcino e liquidiamo a metà prezzo tutto il materiale in negozio”.

Che farete in futuro?

“Ci siano dedicati esclusivamente al web. Intensificheremo il settore, ma non ci serve più nessun negozio: basta un garage dove tenere la merce più varia e da dove spedire in tutto il mondo”. Mauro mostra colli già pronti per la spedizione: Cina, Usa, Canada…

“Magari – osserviamo – in Cina, paradossalmente, si ricomprano prodotti cinesi”. “È possibile. Noi compriamo ovunque e spediamo ovunque, ogni genere di merce: gadget, felpe, ciddì musicali. Al limite, potremmo vendere anche alimenti. L’importante è stare sul pezzo e sul prezzo. Poi, col lavoro accurato, il business viene da sé”.

Insomma: anche se in variate forme, l’azienda sopravviverà. Ma a noi mancherà Studioemme. Un altro pezzo di economia e di identità perugina che se ne va per sempre.

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