Personaggi - Ecco chi ha trasformato viale Faina in una galleria d'arte: "Ho cominciato da una parete rovinata..."

Nella vita fa l'infermiere ma la passione per la natura e per l'arte lo ha portato ad impiegare il suo tempo libero nella lotta quotidiana contro il degrado. "Le opere sono un’esaltazione della natura, in quanto utilizzo solo elementi e materie prime naturali”

L'artista-infermiere con la sua opera

Abbiamo scovato la persona che ha trasformato viale Faina in una galleria d’arte a cielo aperto. Letti i nostri servizi su Perugia Today, l’uomo ha accettato di incontrare il cronista per parlare di sé, del suo lavoro, delle motivazioni che lo spingono a produrre, del suo modo di pensare e di stare al mondo. “Ho cominciato qui sotto – dice mentre ci accompagna in un ortino sottostante – sulla parete condominiale rovinata. I vicini hanno apprezzato questi miei prodotti e mi hanno pure incoraggiato”.

Adriano Massettini, che di mestiere fa l’infermiere, ha un diploma tecnico, ma la sua cultura è frutto di un percorso personale che interseca spiritualità ed esoterismo, altruismo e benessere mentale. “Faccio queste cose perché mi aiutano a ritrovare equilibrio, a utilizzare in modo autentico il mio tempo libero. So che sono effimere, ma possono portare conforto e serenità anche agli altri. E poi sono un’esaltazione della natura, in quanto utilizzo solo elementi e materie prime naturali”.

Spiega che la tecnica della sola argilla (portata, col tempo, a staccarsi) è stata superata integrando la terra con la cellulosa, ottenuta mettendo a bagno in un secchio degli incarti, usualmente buttati in discarica. “Sono entrambi naturali e si integrano perfettamente”, dice. E mette in rilievo il senso etico dell’operazione: ossia la volontà di contrastare la cultura usa e getta, l’immoralità dello spreco. Insomma: coniugare etica ed estetica.

Oltre ai platani di viale Faina, ha realizzato una vasta opera sul muro a salire, sulla destra: simboli archetipici. Chiarisce: “L’umanità – indipendentemente dalle epoche, dalle culture, dalle religioni – si riconosce in alcuni simboli universali, di carattere vitale e spirituale”. E mostra simboli del mondo egizio: il Sole (Ra), la luce, gli animali come il gatto e lo scarabeo. Si scopre, insomma, che questo è un personaggio tutt’altro che superficiale o estemporaneo. Perfetto conoscitore delle teorie archetipiche junghiane. Poi mostra gorgoni del mondo greco, la chimera etrusca, i segni della storia.

Impossibile descrivere la varietà delle opere e la vastità della sua ricerca artistica e spirituale. Colpisce, ad esempio, un lavoro sulla parete della casa, lo specchio che rappresenta il senso e il corso della vita: uno specchio, incorniciato da conchiglie e altri segni. Lo spettatore si riflette e riflette, si vede vivere e percorre con l’occhio il cerchio, fino a trovare un teschio, “la fine” che forse è “il fine”. Chissà. Insomma: quello che pareva frutto di una stravaganza, e che avevamo segnalato come fenomeno caratteristico, semplice (e valida) performance artistica, si rivela denso di significato. Ce ne fossero di personaggi come Adriano, civis perusinus riflessivo e paziente! Anziché ciondolare al bar o fare la muffa davanti alla tv, preferisce realizzare qualcosa che può far bene a sé e agli altri. Anche questa è Perugia.

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