Per fare strage di selvaggina il bracconiere usa una speciale App da telefonino: denunciato

Altri bracconieri utilizzano dei fari per cacciare di notte che è fortemente proibito

Una app dello smartphone per richiamare gli uccelli, anche specie protette, cacciate in violazione della legge. Oppure un faro alogeno da usare di notte nei pressi di un laghetto artificiale. Sono alcuni degli espedienti, vietati, scoperti dai carabinieri forestali, impegnati nell'attività antibracconaggio che, nelle ultime settimane, si è concentrata in particolare in Valnerina e nella Valle spoletina.

Attività che ha portato alla denuncia di diversi cacciatori “irregolari”. Come quello scoperto con al seguito più di mille cartucce per cacciare fringuelli e ne deteneva altre quattromila presso la sua abitazione. All’interno di uno dei boschi controllati i militari hanno trovato anche una trappola a scatto per la cattura di cinghiali. In questo caso i carabinieri forestali avevano predisposto dei servizi mirati di monitoraggio dell’area che hanno consentito loro di sorprendere il responsabile. Quest’ultimo non aveva nemmeno la licenza di caccia ed è stato quindi segnalato all’autorità giudiziaria per il reato di furto venatorio.

Sono stati complessivamente sequestrati otto fucili, oltre 5.000 fra cartucce e bossoli, uno smartphone utilizzato come richiamo acustico, un faro a led, una trappola a scatto, mirini luminosi per la caccia notturna e numerosi esemplari di fauna protetta. Sequestrata anche un’autovettura utilizzata per andare a caccia nella zona di Roselli (comune di Spoleto) che era priva della copertura assicurativa da oltre 2 anni.

Numerose le violazioni amministrative riscontrate, in particolare: caccia in violazione degli orari e in zone di divieto, mancata annotazione della giornata sul tesserino venatorio, omessa esibizione della licenza di caccia, omessa custodia delle armi e altre irregolarità relative a battute di caccia al cinghiale. Fra i reati contestati l’esercizio venatorio con mezzi vietati, l’abbattimento di specie protette e particolarmente protette e il furto venatorio. In alcuni casi sono state contestate fino a tre ipotesi di reato per singolo soggetto.

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