Attacco nazionale all'Umbria nella Fase 2 sui dati Covid. I dati smontati da Campi: "Quale sublime idiozia"

"L'Umbria tra contagiati vecchi e nuovi, morti, ricoverati in terapia intensiva, guariti, indice di contangiosità, ecc. ha indicatori straordinariamente positivi"

"L'Umbria 'regione a rischio'? Quale sublime idiozia!": inizia così l'analisi del professore Alessandro Campi, docente di fama internazionale e uomo da sempre libero nel pensiero e nella carriera professionale. Inizia così, dicevamo, una risposta importante a quei dati che ora - per un monitoraggio di una singola settimana, l'unica con un focolaio attivo nel piccolo comune di Giove - vogliono penalizzare l'Umbria paragonata addirittura alla Lombardia per un ritorno di contagio. Tutto smentisce questa fredda e non spiegata analisi della discussa e discutibile task-force gestita dal Ministro Speranza.  Un report assurdo. Ingiusto e pericoloso per l'immagine della ripartenza di una regione che ben si è comportata e fino a poche ora fa era esempio di territorio virtuoso nell'anti-covid. 

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Ecco cosa dice Campi: "Dal 'Corriere della Sera' al 'Sole24Ore', continua a circolare da ieri la notizia secondo la quale l'Umbria, insieme al Molise e alla Lombardia (I?I?I), sarebbe una 'sorvegliata speciale', una regione con un 'rischio medio', laddove tutte le altre regioni sarebbero invece a 'rischio basso'. Si tratta davvero di cattiva, anzi cattivissima, informazione. Di un'offesa al buon senso e all'evidenza, dal momento che i numeri relativi all'Umbria dicono - come tutti sanno - ben altro. Fortuna o merito, ognuno interpreti come vuole, ma l'Umbria tra contagiati vecchi e nuovi, morti, ricoverati in terapia intensiva, guariti, indice di contangiosità, ecc. ha indicatori straordinariamente positivi: dall'inizio della pandemia e ancor più nelle due ultime settimane".

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"Personalmente, vorrei capire da quali dati (e da quale lettura dei dati) è scaturita la non-notizia che essa sia un territorio da tenere sotto controllo insieme al pari della... Lombardia. Temo si tratti, in questo clima di allarmi spesso gratuiti e di notizie in libertà date guardando tabelle che non si capiscono, di un caso - nemmeno il solo, temo nemmeno l'utlimo - di disinformazione più o meno involontaria. TUTTA la classe politica regionale,ad ogni livello,tutti le categorie imprenditoriali e professionali, dovrebbero farsi sentire. Al momento della ripartenza, vedersi additare come area a rischio (senza che ve ne sia motivo) è davvero gravissimo".

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