Lo "sciacallo" dei mari che importava migranti si nascondeva in Umbria: scafista che ha sulla coscienza 10 morti

Era lo scafista della tragedia del 4 marzo 2015. Al comando di barcone che aveva iniziato ad imbarcare acqua dalla Libia con centinaia di persone fatte salire a bordo senza il minimo della sicurezza

Uno degli sciacalli dei mari che importa immigrati come fossero carne da macello con i barconi dalla Libia, uno di quelli che ha sulla coscienza molti migranti finiti nelle profondità del mare, si era rifugiato in Umbria nella speranza di evitare la pesante pena inflitta dalla Corte di Assise di Siracusa: 11 anni e 8 mesi e il pagamento di 4 milioni di euro come risarcimento danni. I magistrati siciliani lo hanno ritenuto il comandante e conducente di un barcone lungo circa 15 metri in pessime condizioni, sovraccarico e privo di dispositivi di salvataggio, condotto, peraltro, in stato di ubriachezza alcolica dove persero la via 10 migranti tra cui un bimbo di 2 anni. 

La strage risale 4 marzo 2015, tra i 121 superstiti, molti lo indicarono come il comandante del barcone con a bordo circa 200 persone, che – ubriaco - aveva continuato a pilotare fino al Canale di Sicilia, nonostante avesse iniziato ad imbarcare acqua poche ore dopo la partenza dalla Libia. Dopo un anno di carcere, scaduti i termini di custodia cautelare, in attesa del processo, era stato rimesso in libertà; nel 2016 era stato denunciato per ricettazione e nel 2018 per reati di droga.

In Umbria, si era fatto conoscere nel luglio scorso, quando era stato arrestato dalla Polizia Stradale ternana per aver tentato di evitare un posto di blocco mentre si trovava alla guida di un’autovettura in stato di ebbrezza, causando anche un incidente; in quella circostanza era stato condannato dal Tribunale di Terni. All’uscita dalla Casa Circondariale di Terni era stato espulso ed accompagnato dalla Polizia di Stato di Terni presso il Centro di Permanenza e Rimpatrio di Bari, dove, appena arrivato, aveva presentato richiesta di protezione internazionale, in virtù della quale, in attesa di essere convocato dalla Commissione per il Riconoscimento dello Status di Rifugiato, aveva lasciato il Centro di Bari ed era tornato di nuovo a Terni.

I suoi spostamenti ed i suoi contatti, però, sono stati monitorati dall’Ufficio Immigrazione della Questura, ed un mese fa è stato accertato che il tunisino si era sposato con una ternana per evitare una eventuale espulsione. Non appena ricevuto il mandato di cattura gli agenti dell’Ufficio Immigrazione lo hanno rintracciato presso l’abitazione della moglie e lo hanno arrestato e condotto presso il carcere di Terni.

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