Sanità Umbra, nuova cura per gli effetti collaterali post-tumore alla prostata: successo per la sperimentazione

L’incontinenza urinaria è un problema sociale sottostimato che incide pesantemente  sulla qualità della vita: in Italia colpisce 5 milioni di persone,  3 milioni sono donne, ma ci sono anche tanti uomini sottoposti a chirurgia prostatica che ne soffrono. Trattare con successo l’incontinenza urinaria maschile da oggi è possibile anche all'ospedale Santa Maria di Terni: è stato impiantato con successo il primo sfintere urinario artificiale in un uomo affetto da grave incontinenza urinaria, dopo l’asportazione della prostata a causa di un tumore. L'operazione di impianto, un tipo di chirurgia altamente specialistica che pochissimi centri in Italia sono in grado di effettuare, è stata eseguita dalla prof.ssa Elisabetta Costantini, direttrice della Clinica di Urologia ad indirizzo Andrologico ed Uroginecologico, coadiuvata dal dott. Alessandro Zucchi.

Destinato ai pazienti con incontinenza urinaria severa, lo sfintere urinario artificiale è un dispositivo costituito da uno speciale anello di silicone (che si apre e si chiude tramite un sistema idraulico attivato all'occorrenza dallo stesso paziente) che viene posizionato all’interno del corpo umano e non è visibile all’esterno; in tal modo il paziente risulta completamente continente e disattiverà il dispositivo solo ed esclusivamente al momento opportuno ovvero solo quando avrà lo stimolo di urinare.

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L’incontinenza urinaria è una delle complicanze più frequenti e debilitanti dopo la chirurgia prostatica, in genere per patologie tumorali a volte anche benigne.  “La ripresa della continenza dopo prostatectomia radicale ha una tempistica estremamente variabile e avviene per gradi - spiega il dott. Alessandro Zucchi - ma tale condizione persiste a 12 mesi nel 5 - 30% dei pazienti dopo chirurgia robotica, e ancora di più dopo interventi a cielo aperto”.

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