Arrestati giovani truffatori senza scrupoli: così spennavano gli anziani

La truffa agli anziani sta diventando un fenomeno sempre più diffuso anche in Umbria. Ecco come agiva una giovane coppia pur di estorcere del denaro alle loro vittime

Sono stati arrestati e processati per direttissima nella giornata di ieri, giovedì 15 settembre, due furbetti ventenni beccati a truffare un’anziana coppia residente a Perugia. Un fenomeno che si sta allargando a macchia d’olio anche in Umbria.

Tutto è partito da una chiamata al 113 nella mattinata di martedì, che segnalava agli agenti una denuncia di tentata truffa ai danni di una coppia anziana in via Magno Magnini. Uno dei due furbetti, pronto all’azione, è stato però scoraggiato dal figlio dei due signori, scelti come bersaglio della loro truffa.

Gli agenti della sezione "Delitti contro il patrimonio" della Questura di Perugia, hanno iniziato le indagini investigative. A seguito di pregresse esperienze e di analoghi espisodi, si sono appostati nella via dove è partirta la prima denuncia ed è così che, a breve tempo di distanza, è arrivata un’altra segnalazione a poche centinaia di metri, in via Teano. A quel punto una macchina, con a bordo due uomini, è stata fermata proprio nei paraggi delle vie segnalate. La fisionomomia dei due giovani, coincideva perfettamente con quella descritta dalle vittime,. I due, hanno ammesso immediatamente la propria colpevolezza e sono stati tratti in arresto. Il giudice Miliani ha disposto inoltre l’applicazione della misura degli arresti domiciliari. 

La truffa è quella del finto avvocato, che chiama al numero fisso la vittima prescelta (anziana, di norma una donna) comunicandogli che il figlio, la figlia, o qualsiasi parente prossimo da loro identificato (attraverso ricerche su pagine bianche o in internet) ha commesso un sinistro.

Il sedicente avvocato, che rappresenterebbe la parte lesa, invita quindi l’anziana a chiamare un (finto) maresciallo dei carabinieri, per farsi dare conferma di quanto accaduto e che a sua volta, convince a far richiamare dalla vittima il legale per giungere ad un accordo. L’accordo, ovviamente, è un corrispettivo in denaro per risarcire la parte lesa dell’incidente inscenato. A quel punto, dopo dieci minuti, un "addetto al ritiro della somma" si presenta a casa per riscuotere il risarcimento, invitando-con modi garbati e "professionali" a farsi dare tutti i soldi che la vittima custodisce o aspettando che li vada addirittura a ritirare al bancomat. La truffa può arrivare ad estorcere alle vittime, fino a 2mila euro. 

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