La truffa delle mail e delle finte eredità per svuotare i conti delle vittime: 13 imputati

Associazione a delinquere, truffa e accesso abusivo a un sistema informatico. Con queste ipotesi d’accusa, il pm Massimo Casucci ha chiesto per 13 imputati il rinvio a giudizio. Ecco come agivano

Associazione a delinquere, truffa e accesso abusivo a un sistema informatico. Con queste ipotesi d’accusa, il pm Massimo Casucci ha chiesto per 13 imputati il rinvio a giudizio. Una truffa, quella ipotizzata dalla procura, che vede coinvolte decine di persone (la maggior parte originarie della Nigeria, ma anche del Benin e della Liberia) che, in concorso tra loro e con ruoli bel precisi all'interno del sodalizio, avrebbero agito anche in Umbria, nel ternano in particolare.

Secondo quanto ricostruito dalla pubblica accusa, in concorso “con ignoti”, avrebbero prima trovato gli indirizzi telematici delle vittime da spennare, poi avrebbero inviato, nell’ordine di migliaia al giorno, email di apparente provenienza istituzionale, bancaria o professionale e con le quali avrebbero richiesto l'invio di coordinate bancarie, codici di accesso, conti credenziali e password o addirittura pin di carte di credito.

E questo - è la ricostruzione della procura di Perugia - per avere poi accesso ai dati delle vittime e alle loro carte di pagamento. Ma le contestazioni mosse a vario titolo agli imputati riguarderebbero anche l'accesso abusivo ai sistemi informatici e telematici degli istituti di credito o di gestione delle carte di pagamento "protetti da misure di sicurezza e da considerarsi di interesse pubblico perchè preposti alla gestione e tutela del credito in ambito nazionale e internazionale".

Attraverso appositi programmi informatici (email Spider), sarebbero riusciti ad individuare gli indirizzi di posta elettronica delle potenziali vittime inoltrando mail solo all’apparenza provenienti da fonti autorevoli ed istituzionali, nelle quali si segnalava anche l’esistenza di somme di denaro lasciate in eredità da parte di fantomatici e sconosciuti parenti delle stesse vittime.

Per corroborare l’esistenza di una presunta somma di eredità da riscuotere, avrebbero inviato anche copie falsificate di atti (come falsi testamenti) per indurre le vittime ad aprire appositi conti correnti online per poter ricevere i soldi. Ma per far questo, le vittime designate avrebbero dovuto versare un deposito minimo per rendere le operazioni fattibili, con tanto di invio di coordinate bancarie del sodalizio su cui versare i soldi.

Ed è qui che sarebbe scattato il trappolone: i soldi versati, secondo l’accusa, sarebbero stati intascati dagli stessi imputati dietro la falsa promessa di una eredità inesistente.

I fatti contestati risalirebbero almeno dal 2011. All’interno del presunto “sodalizio”, varie figure con ruoli strategici per mettere in atto i piani truffaldini; dall’esperto informatico considerato il ricettatore dei dati delle carte di credito carpite alle persone ai soggetti dotati di strumentazioni informatiche utilizzate per la raccolta di indirizzi di posta elettronica e per l’invio massivo di spam. Due, in particolare, sarebbero state le figure apicali (vertici ed organizzatori) del gruppo ternano, gli altri, nel ruolo di partecipi.

La prima udienza dinanzi al giudice dell’udienza preliminare è in programma il 18 luglio. Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati: Ilaria Iannucci, Michele Iacomi, Gloria Isidori, Omar Khmayes, Dora Iula, Francesco Marcucci, Giacomo Manduca, Francesco Carracci Montalbano.

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