Schiave del sesso dalla Nigeria a Perugia, uno degli indagati torna in libertà

I giudici hanno rigettato istanza di riesame per quattro degli indagati, mentre un quinto nigeriano torna libero

Istanza di Riesame rigettata per quattro nigeriani  finiti in manette nell’ambito dell’indagine sulla tratta dei migranti portata avanti dalla squadra Mobile e coordinata dalla Dda di Perugia. Accolta invece richiesta di scarcerazione per un quinto nigeriano, finito agli arresti insieme al clan nelle scorse settimane e per il quale i giudici Narducci, Verola e Avenoso non hanno disposto, in subordine,  nessuna misura. Gli altri quattro indagati (avvocati Daniela Panzarola, Barbara Romoli e Francesca Fioretti) rimangono in carcere. 

L'indagine è partita dalla denuncia di una giovane che in Questura svela come uno degli indagati le avesse proposto di venire in Italia per lavorare. La minorenne aveva così raggiunto le coste libiche alla volta della Sicilia a bordo di un gommone, poi da lì fino a Perugia dove era stata ospitata da una donna nigeriana in un appartamento a Fontivegge. Ma in quell’appartamento, dove vivevano anche altre ragazze sfruttate per pagare l’oneroso “debito di ingaggio”, anche lei era stata subito costretta a prostituirsi e anche picchiata. 

Gli indagati, in concorso con altri soggetti operanti in Libia e in Nigeria, avrebbero introdotto illegalmente nel territorio italiano una pluralità di giovani donne, anche minorenni, approfittando della loro condizione di vulnerabilità, gestendo il loro viaggio dalla Nigeria alla Libia, la loro permanenza nei ghetti sulle coste libiche (dove i migranti venivano sottoposti a violenze e privazioni), la traversata via mare fino all’Italia su fatiscenti imbarcazioni e il successivo trasferimento dai centri di accoglienza italiani al territorio di destinazione finale, Perugia, per essere poi vendute e sfruttate come schiave lungo le vie del sesso. 

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