Traffico e spaccio di droga, operazione antimafia anche in Umbria

Guardia di finanza e polizia stanno eseguendo 11 provvedimenti tra Italia e Germania

Sono impegnati anche in Umbria gli uomini del GIco e della polizia nell'esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti appartenenti al clan Rinzivillo. Agli indagati viene contestata l'associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L'operazione è l'epilogo di un'indagine a lungo raggio che nel 2017 aveva portato all'aresto di 37 persone e al sequestro preventivo di ben per 18 milioni di euro, è  condotta, in Italia e in Germania, dalla Polizia di Stato di Caltanissetta e dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, coordinata dalle Direzioni Distrettuali Antimafia nissena e capitolina.

Le ordinanze sono in corso di esecuzione da parte dei poliziotti della Squadra Mobile e dei finanzieri del Gico nel Lazio, in Sicilia, in Campania e in Umbria e, in Germania, a Colonia e Mannheim, dove,con la collaborazione della Polizia Criminale e dei Reparti Speciali tedeschi, si cercano 4 affiliati, presunti appartenenti alla "cellula" tedesca, operativa nel Land della Renania Settentrionale-Vestfalia.

Gli investigatori hanno ricostruito gli affari illeciti della consorteria criminale, gestiti tramite una “cellula” operante in territorio tedesco.

La cellula, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si occupava dell’approvvigionamento della droga, destinata ad essere smerciata nella Capitale e sulla piazza siciliana, dove il sodalizio poteva contare su diversi grossisti.

In questo contesto, sono emersi contatti con soggetti turchi di notevole caratura criminale, nonché con persone che hanno avuto rapporti con la ‘ndrangheta reggina, tra i quali un pregiudicato di San Luca (Rc), meglio noto come “Tt” o “U Meccanicu”, all’epoca latitante all’estero e poi catturato, nel dicembre del 2017, nei pressi di Duisburg.

Tra gli indagati, due appartenenti alle "Istituzioni", accusati di concorso in fatti corruttivi, talora aggravati dalla “agevolazione mafiosa”, per aver "messo a disposizione  notizie riservate contenute nella banca dati Sdi e in alcuni documenti cartacei, nonché per aver cercato, sempre al fine di favorire l’organizzazione criminale, di corrompere appartenenti a Forze dell’ordine in servizio presso alcuni aeroporti italiani, ai quali promettevano utilità in cambio dell’omissione di controlli per facilitare l’esportazione in Russia di significative somme di denaro, da reinvestire in attività economiche con il supporto di esponenti apicali di mafie autoctone".

A unavvocato romano vengono contestati indebiti accertamenti “commissionati”  per acquisire, mediante la banca dati, informazioni di natura riservata sul conto di numerosi soggetti, del tutto ignari.

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