Torgiano si stringe intorno al suo don Giuseppe, parroco da mezzo secolo di una comunità forte e coesa

Torgiano ha voluto omaggiarlo con una giornata tutta per lui. La conclusione ieri sera, nella chiesa di San Bartolomeo, con un concerto di assoluta eccezionalità

Torgiano si stringe intorno al suo don Giuseppe, parroco cinquant’anni di una comunità forte e coesa. Mezzo secolo non è poco, ma don Peppino, oggi monsignor Giuseppe Piccioni, è sempre lì, gioviale e sorridente in tutti i momenti di vita sociale, civile e religiosa. Torgiano ha voluto omaggiarlo con una giornata tutta per lui. La conclusione ieri sera, nella chiesa di San Bartolomeo, con un concerto di assoluta eccezionalità.

Sul podio Walter Attanasi, Maestro con un curriculum spesso come un volume della Treccani. Triestino, versatilissimo in ogni genere, dirige repertorio sinfonico e operistico, ma non disdegna il jazz, in cui vanta collaborazioni con Quincy Jones, Danilo Rea, Roberto Gatto. Peraltro Walter è stato direttore musicale del Todi Music Fest e lo è tuttora di Festival Italia Arte Fest, di Jazz Spring Praga e di Umbria Music Fest International, che celebra quest’anno il ventennale. Da ricordare che Attanasi diresse anche il concerto per il quarantennale di don Giuseppe, cui è particolarmente affezionato.

Accanto al direttore, il geniale Nello Salza, meritatamente definito “Tromba del cinema italiano”, collaboratore di Morricone, Piovani, Trovajoli, Ortolani, Serio, Piccioni, Bacalov, Cipriani. Ha suonato le più premiate partiture per musica da film. Ha collaborato con Accardo, Ughi, Pavarotti, Domingo, Carreras, Bocelli, Modugno, Mina, Baglioni, Zucchero. E la tromba non si limita a suonarla da virtuoso di razza. Ma, addirittura, ha inventato e brevettato due modelli di tromba e trombino (in Sib e Do) per la Yamaha.

Al servizio di questi due giganti, l’orchestra da camera “I SalentoSi”, ossia una compagine di musicisti salentini, tanto che il nome si può leggere in modo che ne ricorda il binomio talento/salento. Formazione di lusso con quattro primi violini (Ivo Mattioli, Paola Barone, Francesco Sabato, Noemi Puricella) e altrettanti secondi (Danilo Mattioli, Alessandra Maglie, Gabriella D’Amuri, Miriam Baffi), tre viole (Ennio Coluccia, Nicola Scalcione, Lucia Forzati), tre violoncelli (Fabio De Leonardis, Tiziana Di Giuseppe, Marco Schiavone), un contrabbasso (Pierpaolo Mastroleo).

Un repertorio che ha visto alternarsi Bach e Vivaldi, Mozart e Caccini, Mascagni e Morricone. Il concerto è stato preceduto da un intervento di Giuseppe De Rita (Censis), antico sodale di don Giuseppe: si è dilungato sulla fatica di comunicare contenuti di alta spiritualità. Infine la reazione del pubblico, caldo e affettuoso. Don Giuseppe dice, col suo solito spirito autoironico: “Vi aspetto domattina alla messa, numerosi come stasera”. Ma forse così non sarà.

Se all’Inviato Cittadino è consentito un ricordo personale, mi piace citare l’antica amicizia con don Peppino, di cui sono stato collega alla scuola di Torgiano. Lo vidi celebrare, prete venticinquenne, appena arrivato in quella parrocchia. Era una mattinata gelida di febbraio: in Cappella una sola presenza, quella della sua anziana mamma. Lui disse la messa con impegno, come se la chiesa fosse strapiena di gente. Di certo era ricolma di Grazia.

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