Scontri dopo Bastia Umbra-Foligno, il poliziotto al giudice: "Era una guerra"

Sotto processo 14 tifosi delle due squadre per la rissa a colpi di sassi, con feriti gravi, avvenuta il 6 aprile del 2014

La scia di sangue dopo gli scontri tra Bastia e Foligno

“Signor giudice, era una guerra”. Così l’agente di polizia sentito in tribunale nell’ambito del processo che vede imputati 14 tifosi del Bastia Umbra e del Foligno per gli scontri avvenuti il 6 aprile del 2014 al termine di una partita valida per il campionato di serie D. Tutti gli indagati erano stati raggiunti dal Daspo, il provvedimento di divieto di partecipazione ad eventi sportivi, per 5 anni, ormai giunto a scadenza.

La posizione più grave è quella dell’ultrà accusato di aver lanciato un sasso contro un tifoso dei Falchetti rimasto ferito dopo gli scontri con gli ultras del Bastia Umbra. Il giovane è difeso dagli avvocati Luca Maori e Delfo Berretti. Tra difensori e legali di parte civile sono coinvolti gli avvocati Daniele Federici, Giovanni Picuti, Elena Torresi, Biante Secondari e Francesco Crisi.

L’episodio risale al 6 aprile del 2014, al termine della partita Bastia Umbra-Foligno valida per il campionato di serie D. Durante un contatto fra due gruppetti di tifosi era rimasto gravemente ferito alla testa un supporter del Foligno. Il tifoso 27enne era finito in carcere con l’accusa di tentativo di omicidio per avere lanciato un sasso che ha colpito alla testa e ferito gravemente un tifoso del Foligno. Agli arresti domiciliari per rissa aggravata erano stati messi anche altri quattro tifosi del Bastia che hanno un’età tra i 24 e i 30 anni. Gli scontri avvennero durante il deflusso dallo stadio delle due tifoserie. L’indagine è stata condotta dalla Digos di Perugia, dal commissariato di Assisi e dai carabinieri della Compagnia di Assisi che quel giorno controllavano la curva ospite.

Secondo la ricostruzione della polizia durante il deflusso dallo stadio alcuni tifosi del Foligno vennero a contatto con i sostenitori locali dando vita a una rissa che coinvolse una ventina di persone. Il giovane colpito alla testa dal sasso rimase ricoverato in ospedale diversi giorni, hanno ricordato gli investigatori, rischiando anche di morire. Secondo la ricostruzione della polizia, il lancio della pietra fu diretto e frontale. «Un gesto volontario» per Digos e commissariato di Assisi, diretti da Francesco Moretta e Francesca De Luca. Atti ritenuti «idonei e diretti in modo non equivoco» a provocare la morte del tifoso del Foligno, evitata per il «tempestivo» intervento dei medici.

In aula sono stati sentiti alcuni poliziotti che avevano partecipato alla fase degli scontri e altri che avevano partecipato alle indagini. In particolare è emerso che alcuni giorni prima sul profilo social di uno degli imputati era apparso un messaggio che incitava i tifosi del Bastia Umbria a ritrovarsi allo stadio per dare una degna accoglienza ai rivali. Post che era stato poi rimosso e il profilo chiuso. Prima che il post sparisse era stato fatto uno screenshot e mandato ad un poliziotto della Digos. Nel fascicolo del giudice sono confluiti anche i filmati girati dalle forze dell’ordine e da alcuni tifosi.

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