Terremoto Norcia: "La cioccolateria era il sogno di mio padre, noi restiamo"

La storia di una famiglia che non si arrende e lotta per far ripartire la sua azienda tra difficoltà, disagi e un grido di speranza

“Norcia deve ripartire e noi non ci arrendiamo”. Sono queste le parole di Arianna Verucci, titolare di un’azienda di famiglia a Norcia, gravemente colpita dal potente terremoto del 30 ottobre, che ha messo in ginocchio la città di san Bendetto e la Valnerina. Ma l’amore per la propria terra, per i sacrifici di una vita, hanno portato la famiglia a resistere e a lottare: sono giorni ormai, che dormono in un camper per restare vicini alla propria attività, cercando, nonostante le difficoltà, di farla ripartire. “Non ho intenzione di lasciare la mia terra e l'attività, era il sogno di mio padre, e sono trent’anni che esiste. E’ tutto quello che ci rimane”. La casa, resa inagibile, li ha costretti ad un alloggio temporaneo, rinunciando alla comodità di un albergo, ma continuando con tenacia a lavorare. 

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“Ho una figlia che va all’Università, un figlio piccolo e due genitori anziani-continua Arianna, ed ora l’unica cosa che posso fare è rimboccarmi le maniche; finora ho fatto tutto da sola ma adesso serve l’aiuto di tutti”.

Maltempo, scosse di assestamento, disagi, non hanno intimorito questa famiglia di nursini, che ha allestito una tenda esterna al negozio per spedire il materiale dolciario del magazzino a tutti gli acquirenti. Tanta la solidarietà per i prodotti di Norcia, così Arianna, in un solo giorno, riesce a spedire almeno 30/40 confezioni.  “Norcia è un paese fantasma, ma noi rimaniamo”.

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Forte è il legame con il cioccolato e la città che diede i natali al Santo patrono d'Europa: Norciaciock è nato da un piccolo grande sogno, iniziato trent'anni fa dal titolare Gabriele Verucci, il "Willy Wonka" del paese, che creò l'azienda dal nulla. Ora, passato il testimone alla figlia, si continua a lavorare il cioccolato come si faceva una volta. Qualche specialità?  Il cioccolatino al tartufo nero di Norcia. Una tradizione che non morirà grazie ad un legame profondo: in fondo siamo ancora quell'Italia capace di rialzarsi. Siamo un popolo lavoratore e caparbio. Che non fugge davanti alle catastrofi, ma le affronta a testa alta mettendocela tutta. E' questa, in fondo, una tra le più belle lezioni che possiamo insegnare. 

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