Umbria, "La lezione di civilta' dei terremotati e i doveri dell'antimafia sulla ricostruzione"

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di  Marco Squarta, consigliere regionale e capogruppo di Fratelli d'Italia

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di Marco Squarta

La compostezza delle popolazioni umbre colpite dal terremoto ha offerto una lezione di civiltà doverosa da restituire. La ricostruzione nei paesi della Valnerina è il punto dal quale si deve ripartire senza fare business sul dolore. Il dramma del 24 agosto dovrà riflettere l’esperienza del 1997.
Sono arrivate le tendopoli, prontamente allestite, i primi stanziamenti, è stato raccolto denaro, cibo, flaconi di sangue, giocattoli.

Vigili del fuoco e Protezione civile hanno svolto un lavoro egregio nella fase dell’emergenza e delle macerie ancora fumanti ma ora è il momento di ripartire. Con orgoglio. Il nostro Paese non ha bisogno di parole al vento. Nelle prossime settimane arriveranno azioni simboliche e clamorose da Palazzo Chigi ma ciò che interessa, oltre ogni slogan, è il piano di risanamento.

Passata la scommessa del referendum niente dovrà finire sotto le macerie delle buone intenzioni. Ci vogliono investimenti per aiutare gli sfollati rimasti senza casa e senza futuro. E’ necessario un piano per estrarre la nostra economia dalla voragine chiamata stagnazione: un piano capace di ricostruire e allo stesso tempo di incidere nel sociale, nel settore occupazionale, turistico, di rivalutazione dei beni artistici e culturali.

Un’efficace catena di controllo dovrà tagliare fuori la criminalità organizzata dalle speculazioni. Per i mafiosi che attraverso i loro fidati prestanome si nascondono dietro le imprese edili le tragedie rappresentano un’occasione imperdibile per arricchirsi illegalmente. Mafia e corruzione portano avanti i loro affari in maniera organica e bisogna prevenire le infiltrazioni in una regione come l’Umbria particolarmente esposta agli appetiti dei clan.

Il lavoro preventivo della magistratura è prioritario per escludere le consorterie criminali intenzionate a mettere le mani sugli appalti di Stato. Il malaffare rappresenta l’altra faccia dell’Italia unita nel
dolore e nella solidarietà verso quelle popolazioni in lacrime alle quali siamo, tutti, debitori di una lezione di civiltà.

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