Storie e tradizioni perugine: ecco come sono nate le golose " lasche" di Sant'Ercolano

La famosa “laschina dolce” è fatta con un impasto simile a quello del torciglione, con albume e pasta di mandorle finemente macinate

Ecco come nacque la “laschina dolce” di Sant’Ercolano. Fu un’intenzione del compianto monsignor Bromuri, come riferisco nel mio breviario laico della peruginità “… e lascia sta i santi”, Aguaplano editore, 2011. Don Elio – rettore della chiesa ottagonale – intendeva rilanciare l’attenzione verso Ercolano, defensor civitatis fino al martirio. Ne parlò con Carla Schucani, massima pasticcera della Vetusta, col suo negozio Sandri di corso Vannucci.

L’innesco inventivo, da me suggerito, fu fornito da una novella di Franco Sacchetti (da “Il trecentonovelle”) dove si racconta che il pittore fiorentino Bonamico, noto burlone, tirò un brutto scherzo ai perugini. Costoro gli avevano commissionato l’esecuzione di un affresco che avrebbe dovuto effigiare il santo protettore. Egli – ricevuto un congruo anticipo - avrebbe svolto il lavoro in gran segreto eseguendo un’immagine nella quale, al posto della collana d’oro, avrebbe dipinto “un santo inghirlandato con molte lasche, delle maggiori che mai uscissino dal lago”. Quindi il “pictor florentinus” sarebbe scappato alla chetichella.

Così, i perugini – meravigliati e gabbati – avrebbero visto Ercolano “incoronato non d’alloro, come poeti, non di diadema, come i santi, non di corona d’oro, come li re, ma d’una corona o ghirlanda di lasche”. In memoria del gustoso racconto, Carla Schucani inventò la famosa “laschina dolce”, fatta con un impasto simile a quello del torciglione, con albume e pasta di mandorle finemente macinate. L’artista Mariaelisa Leboroni vi realizzò una spiritosa incisione, donata ai clienti insieme ai primi esemplari del dolcetto.

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Ormai questo prodotto si vende da Sandri tutto l’anno, ma viene particolarmente richiesto nelle due date del 7 novembre, giorno del martirio (e “dies natalis” come santo) e del 1° marzo, giorno della traslazione delle spoglie in cattedrale, come ci racconta l’affresco di Benedetto Bonfigli nella Cappella dei Priori. Anche questa è pura peruginità, da lasciare a futura memoria dei cittadini di oggi e  di domani. Perché gustando… sappiano.

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