African Shop di Fontivegge, carcasse di topi e alimenti scaduti (oltre alla droga): sequestrato

Dopo il blitz con arresti e espulsioni che ha smantellato il clan di nigeriani che riforniva la città di droga sono scattati i sigilli al supermercato. Le condizioni igieniche? "Sconcertanti"

Prima gli arresti e le espulsioni, poi i sigilli. Sequestro probatorio per l’Africa Shop di Fontivegge. L’oramai ex supermercato dello spaccio alle spalle della stazione è chiuso. Definitivamente. La Polizia, nel primo pomeriggio di ieri, ha dato esecuzione al provvedimento di sequestro, emesso ai sensi degli artt. 251 e ss. del Codice di Procedura Penale dal Pm titolare del fascicolo del negozio.

IL SUPERMERCATO DELLA DROGA: SBALLO PER TUTTI, BASTAVA CHIEDERE

“Sconcertante”. E’ questa la parola usata dagli agenti per descrivere la situazione igienico-sanitaria riscontrata all’interno dell’attività, autorizzata anche (già, anche) al commercio di generi alimentari. Il personale specializzato della USL 1 di Perugia del Dipartimento Prevenzione – Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione e Servizio Alimenti di Origine Animale, ha immediatamente notato che vi erano gravissime violazioni alle norme che disciplinano la vendita degli alimenti.
La più grave, per la quale la titolare dovrà rispondere certamente in maniera più pesante, è legata al rinvenimento, all’interno del locale, prima di topicida in “grani” sparso dappertutto, e poi della carcassa di un topo.

IL VIDEO: Ecco come si spacciava e si ricevevano i clienti

E ancora: prodotti congelati senza attrezzatura, alimenti congelati all’origine sconfezionati tenuti alla rinfusa nel congelatore, con evidenti segni di bruciature e brinature da freddo, detenzione allo scopo di vendita di alimenti scaduti, presenza di alimenti di origine ignota, alimenti riconfezionati sul posto senza alcuna etichettatura e condizioni di pulizia generali fortemente carenti per mancanza delle minime operazioni di pulizia.

L'OPERAZIONE: Blitz della Polizia, 13 arresti e 6 espulsioni

Morale: confisca e distruzione degli alimenti non ritenuti idonei più al consumo umano, per un totale di 550 kg, affidati per lo smaltimento a ditta autorizzata; multe per le violazioni previste in materia di sicurezza alimentare; segnalazione al Comune per l’eventuale revoca della licenza di vendita. 

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