Anni di inferno per una giovane, minacciata e segregata in una stanza insieme ai suoi figli

L'uomo le impediva di andare dal dottore anche quando, incinta, stava male. Ora non potrà avvicinarsi nè alla moglie, nè ai suoi figli

Sono stati anni di inferno, di privazioni e umiliazioni, ma l'incubo di una giovane mamma è finalmente finito. Gli agenti della squadra Mobile di Perugia hanno dato esecuzione al provvedimento cautelare emesso dal G.I.P. del tribunale di Perugia, nei confronti di un cittadino tunisino di 39 anni, che ora non potrà avvicinarsi alla moglie e ai figli. Il provvedimento ha segnato l’epilogo di una vicenda che risale allo scorso maggio del 2016, quando una giovane donna tunisina madre di due bambini piccolissimi, dopo anni di abusi, ha deciso di sporgere denuncia nei confronti del marito aguzzino. 

L'indole violenta del marito si scatenò subito dopo il matrimonio, peggiorando quando la donna scoprì di aspettare il primo figlio. Il marito padrone la costrinse da subito a vivere segregata in casa, vietandole di uscire anche per fare la spesa. Per evitare che la donna scappasse, aveva adirittura nascosto i passaporti della moglie e dei figli, ma la brutalità del marito- padrone sarebbe arrivata adirittura al punto da impedire alla donna, in occasione delle due gravidanze, di uscire di casa per sottoporsi a cure mediche quando stava male. 

Gli episodi di aggressività e violenza nei confronti della moglie erano quasi quotidiani: in alcune occasioni, secondo la giovane, non solo veniva costretta a rimanere in casa, ma addirittura veniva portata con la forza, con i bambini, all’interno di una stanza e rinchiusa per giorni, nonostante fosse a conoscenza del disturbo claustrofobico del quale soffre. Alla violenza fisica si sommava quella psicologica poiché l’uomo la privava di sostegno economico, negandole qualsiasi somma di danaro per le esigenze proprie o dei figli alle quali provvedeva solo raramente.

 Dopo la denuncia della giovane madre, erano scattate subito le indagini della squadra Mobile e la donna era stata trasferita insieme ai figli in una struttura protetta, ma nonostante questo il suo aguzzino non aveva mai smesso di intimorirla. Per convicerla a tornare a casa avrebbe inscenato insieme ad altri complici, finte chiamate da parte di sedicenti funzionari del Consolato tunisino a Roma  intimandole di fare rientro a casa dal marito e minacciandola che, in caso contrario, sarebbe stata prelevata con la forza e rimpatriata. 

Data la gravità dei fatti e la gravità del quadro indiziario raccolto dai poliziotti, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Perugia ha emesso l'ordinanza di misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento alla vittima ed ai figli.

           

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