A caccia di antichi tesori con il metal detector, ma finisce davanti al giudice

Anziano processato per aver rinvenuto monete antiche e non aver denunciato il ritrovamento. Sono un migliaio i cercatori in Umbria

A caccia di antichità e preziosi reperti con metal detector professionale e cuffie per percepire la più piccola variazione del sensore. È la vicenda di un anziano perugino beccato mentre perlustrava una zona di campagna con il suo metal detector e aveva in tasca diverse monete antiche.

Per la legge tutto ciò che rimanda all'archeologia deve essere segnalato. Anche se le norme in materia di monete sono alquanto confuse. Un decreto dei primi anni del nuovo secolo, infatti, riconosce al proprietario l'opportunità di non denunciare il ritrovamento delle monete se le ritiene di scarso interesse storico ed economico. Insomma, tutti archeologi esperti di conii.

L’anziano è stato processato e assolto oggi dal giudice Carla Giangamboni sulla base dell’articolo 131 bis che prevede l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.

In Umbria, da fonti ufficiali, si valuta la presenza di almeno un migliaio di cercatori muniti di metal detector che battono le aree di cantieri e di più antico insediamento umano. Oltre la passione di possedere monete antiche, però, c'è anche un ricco mercato, soprattutto su internet. Con valori che oscillano dai due euro a moneta fino a qualche migliaio (soprattutto per la monetazione etrusca o per il minerale che costituisce il soldo, tipo oro (pochissimo) e argento).

Quello dei cercatori di monete è un fenomeno così ampio che gli archeologi, quando la mattina si recano agli scavi fanno uno scoperta che rivoluziona quanto pensato fino al giorno precedente: i romani non usavano monete. Dallo sterro, infatti, è sparito tutto ciò che è metallo.

Accade molto più spesso di quanto si possa credere (centinaia di episodi segnalati) che nei cantieri, in particolare in quelli pubblici dove interviene la Soprintendenza, soprattutto dopo che gli archeologi hanno rimosso il primo strato di terra (quello dei sedimenti più moderni) e viene portato alla luce quello dove è più probabile che si possano ritrovare reperti archeologici. La mattina successiva è molto facile trovare quel terreno tutto bucato, con fori simili al carotaggio dei geologi, interamente ripulito da materiali ferrosi. Quasi sempre monete. Che per l'Umbria significa, principalmente, la presenza di monete romane e assi etruschi nell'area da Perugia al Trasimeno, e conii medievali.

E come non ricordare, infine, la sparizione di almeno tre collezioni pubbliche in Umbria? La prima venne rubata a Castiglion del Lago, la seconda a Bettona e la terza, la più importante, a Foligno. Era una collezione di monete d'argento scampate al bellum perusinum, ma non alle abili mani dei ladri.

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