L'esercito degli scomparsi in Umbria: da Ivan Ciavarro a Sonia Marra, e quei corpi senza nome mai reclamati

In Umbria, ad oggi, sono 192 le persone smarrite. Sono otto, invece, i cadaveri mai identificati e in attesa che qualcuno li reclami

E' un esercito di scomparsi quello in Umbria e in Italia. Persone il cui volto e nome è impresso nella memoria dei propri cari ma le cui tracce e il cui cammino, si è smarrito nel nulla. Tecnicamente non sono morte: il loro nome è iscritto nel registro dell'anagrafe, non c'è un certificato che ne attesti il decesso.Eppure, dei 52.990 scomparsi in Italia dal 1974 (anno della prima banca dati) al 31 dicembre 2017 (mese dell'ultima relazione semestrale redatta dal Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse), ancora non c'è traccia e forse, di molti, mai ce ne sarà. In Umbria, ad oggi, sono 192 le persone smarrite, per certi versi quasi volatilizzati. Come un giovane studente, Ivan Ciavarro, scomparso nel 1997 durante la sua permanenza dallo studentato Onaosi di Perugia. C'è la storia di Fabrizio Catalano, scomparso da Assisi nel 2005 e originario del Piemonte. C'è Sonia Marra, il cui nome è balzato nelle cronache per il processo d'omicidio a carico di Umberto Bindella, poi assolto con formula piena. C'è Lucia Ciocoiu, la badante di origini rumene che viveva a Ponte Felcino, non si hanno più notizie dal lontano dicembre del 2009. La donna, venuta in Italia con la prospettiva di una vita, da anni assisteva un'anziana perugina, fino alla tragica e misteriosa scomparsa. 

E c'è chi crede che solo continuando a cercare, anche solo nel pronunciare il loro nome, si possa non far cadere nell'oblio il proprio caro. A fianco del supplizio del non sapere che fine abbia fatto un amico, un familiare, un genitore o un figlio, c'è poi il non avere nessuno che può piangere o reclamare un corpo ritrovato e in attesa di trovare una identità smarrita chissà dove. Sono i cadaveri non ancora identificati, che giacciono solerti in attesa che qualcuno li reclami. Sono otto, di cui quattro recuperati nelle acque, in un fiume o in un lago. Loro, ancora, un nome non ce l'hanno. 

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A fianco dell'esercito di scomparsi e delle loro famiglie, da anni c'è l'associazione Penelope, la Onlus con sedi in tutta Italia e che a Perugia è stata aperta dalla psichiatra Adelaide De Basilio, presidente della sezione Umbria dal 2008. Grazie alle battaglie portate avanti dall'associazione, sono tante le questioni cambiate sul fronte della ricerca a scomparsi: "E' fondamentale che la legge ora prevede di attivare le ricerche senza far passare le canoniche 48 ore: è un arco temporale, questo, fondamentale per riuscire a rintracciare la persona scomparsa. Tutto parte dalla denuncia, che può fare anche un amico, un conoscente o un familiare via telefono, con l'eccezione di presentarsi entro 72 ore negli uffici delle forze dell'ordine per formalizzare la denuncia. Le ricerche vengono gestite dal Prefetto e Protezione Civile, che coordina una vera e propria task force tra carabinieri, polizia, vigili del fuoco, soccorso alpino, ect.  Un intervento immediato, fondamentale nel caso degli scomparsi". "Ovviamente - spiega la presidente - il nostro scopo è legislativo: non scendiamo sul campo delle ricerche, ma oltre a portare avanti battaglie per ottenere leggi, emendamenti, offriamo assistenza sul fronte psicologico e giuridico ai familiari. L'assistenza legale, gratuita, è offerta dai nostri avvocati Francesco Crisi e Claudia Minelli. Per l'affiancamento psicologico abbiamo tanti esperti che offrono aiuto e consulenze, anche loro in maniera del tutto gratuita. Dopo la banca dati del Dna, che è stata una nostra battaglia, vogliamo cercare di cambiare l'etichetta di persona scomparsa volontariamente a mancato rientro di una persona. E questo anche per cambiare e sensibilizzare la società sulla questione scomparsi. Un tema delicato, a volte sottovalutato, ma drammatico". 

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