Sciopero 12 dicembre, l'Umbria dice no alla Manovra Monti

L'Umbria dice no alla manovra del Governo Monti con le tante adesioni allo sciopero unitaro di tre ore indetto da Cgil, Cisl e Uil e la partecipazione ai presidi di Perugia e Terni

Dall’Umbria arriva un no forte no alla manovra del Governo tecnico di Mario Monti. Lo sciopero unitario di tre ore indetto da Cgil, Cisl e Uil ha registrato alte adesioni nelle principali realtà produttive della regione e i due presidi di Perugia e Terni hanno visto la partecipazione di migliaia di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati.

Nel corso delle manifestazioni, le delegazioni dei tre sindacati hanno incontrato i prefetti delle due città capoluogo per ribadire le ragioni della protesta contro le scelte del Governo giudicate inique e incapaci di garantire prospettive di ripresa.

"L’Umbria, per le sue caratteristiche economiche e sociali – hanno sottolineato i tre segretari regionali di Cgil Cisl e Uil, Mario Bravi, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini – pagherà ancora di più gli effetti di questa manovra. Da noi infatti le pensioni e i salari sono più bassi della media nazionale e l’ulteriore sacrificio che si impone ai soliti noti comprometterà seriamente la tenuta economica di migliaia di famiglie. E poi – hanno aggiunto – non c’è nulla per la crescita e lo sviluppo economico, mentre le tante crisi aperte nella nostra regione, dove 20mila lavoratori sono in cassa integrazione e da 10 anni non c’è crescita economica, richiederebbero interventi incisivi per ridare ossigeno al tessuto produttivo e favorire una ripresa dell’occupazione”.

Cgil, Cisl e Uil ritengono che la manovra economica presentata dal Governo non risponda ai criteri di equità e crescita che, insieme al rigore, sono stati enunciati dallo stesso Presidente del Consiglio.

“Sul versante dell’equità – dicono i sindacati – a pagare sono sempre gli stessi, lavoratori, pensionati ed i ceti medi. Su questi ricade il blocco della rivalutazione delle pensioni, l’aumento della tassazione sulla prima casa, dell’addizionale regionale Irpef, dell’Iva, delle accise sui carburanti”.

“Sul versante della crescita – concludono Cgil, Cisl e Uil – le politiche sono poche e scarsamente selettive ed in particolare l’assenza di un intervento fiscale a favore dei redditi di lavoratori, pensionati e delle famiglie rischia di accentuare la dinamica recessiva dell’economia. Sull’occupazione dei giovani e delle donne le misure previste sono esclusivamente simboliche. Sulle pensioni si continua a fare cassa nonostante l’equilibrio finanziario del sistema previdenziale".


 

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