Trafficata, violentata e venduta per strada, studentessa nigeriana incastra il suo aguzzino

In manette un nigeriano di 35 anni per traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. Il tenente colonnello Morra: "Le vittime devono denunciare, forze dell'ordine e lo Stato pronti ad aiutare"

Una studentessa nigeriana di 21 anni, trafficata, violentata e costretta a prostituirsi a Pian di Massiano, ha trovato il coraggio di ribellarsi, fuggire e denunciare i suoi aguzzini. Nei carabinieri e nello Stato ha trovato chi l’ha aiutata e protetta.

I carabinieri della Compagnia di Perugia hanno arrestato un nigeriano di 33 anni, già da tempo in Italia con regolare permesso di soggiorno, disoccupato e con precedenti di polizia anche specifici, per i reati di tratta di esseri umani, riduzione e mantenimento in schiavitù, sfruttamento della prostituzione e violazione delle norme sull’immigrazione; al vaglio della magistratura anche un’accusa di violenza sessuale. Indagate due donne per favoreggiamento della permanenza su territorio italiano.

La vicenda dai contenuti inumani inizia nel febbraio del 2016, quando la giovane viene avvicinata da una conoscente (si scoprirà dopo essere la sorella dello sfruttatore arrestato) che le propone di andare in Italia dove un connazionale l’avrebbe inserita nel mondo del lavoro. La ragazza dubita, ma la donna la rassicura dicendo che avrebbe sostenuto le spese di viaggio e di sussistenza e che i soldi guadagnati sarebbe stati di molto aiuto per i familiari rimasti in Nigeria. Il debito lo avrebbe ripagato un po’ alla volta con quanto guadagnato con il lavoro in Italia.

La giovane accetta e la donna le spiega come si sarebbe svolto il viaggio, attraversando diversi paesi africani fino alla costa di Tripoli; dove il gruppo con cui viaggia la ragazza subisce abusi e violenze, finché non salpano verso l’Italia. La Penisola è raggiunta a luglio del 2016, grazie all’intervento di una nave della Marina Militare italiana che raccoglie i quasi mille migranti e li sbarca nel porto di Reggio Calabria. Dopo le pratiche burocratiche la ragazza viene mandata in un centro di accoglienza di Taranto. Non ha nulla con sé (alla giovane è stato fatto divieto assoluto di portare un qualsiasi documento), tranne un numero di cellulare imparato a memoria e da chiamare appena giunta in Italia.

Al cellulare una voce maschile le dice di lasciare subito il centro di accoglienza e recarsi alla stazione ferroviaria di Taranto, passerà lui a prenderla. E così avviene.

La ragazza arriva a Perugia in auto con il suo aguzzino, il quale già durante il viaggio le dice che per restituire i 35mila euro del viaggio dovrà prostituirsi, consegnando l’intera somma eventualmente guadagnata ogni sera sul marciapiede.

Il 35enne nigeriano la chiude in una camera in un appartamento a Fontivegge e le affianca due ragazze, prostitute anch’esse, affinché la istruiscano e la sorveglino. La 21enne prova a rifiutarsi, ma l’aguzzino la picchia e la minaccia che ci sarebbero state ritorsioni sulla famiglia in Nigeria.

La ragazza non vuole prostituirsi e nei momenti di sconforto si confida con una delle ragazze che si prostituiscono con lei, senza sapere che la presunta amica faceva la spia. Una volta le confida che aveva intenzione fuggire e come rientra a casa l’uomo l’aveva picchiata.

Maltrattamenti che subiva ogni volta che rientrava senza aver incassato nulla In una occasione, inoltre, rimasta sola in casa con il suo aguzzino aveva subito una violenza sessuale, dopo la quale era riuscita a fuggire.

L’unica persona che conosceva era un ragazzo africano con il quale era in contatto. E lui l’aveva ospitato e convinta ad andare dai carabinieri per denunciare il tutto.

In caserma, con l’ausilio di un carabiniere donna e un altro militare che parlava inglese, la ragazza racconta tutto, mentre sul cellulare le arrivano minacce di morte per lei e la madre. I carabinieri attivano subito le indagini e ricostruiscono il racconto della giovane con tanto di prove documentarie, tabulati telefonici, incrocio di dati con controlli antiprostituzione precedenti (le due donne vicine all’aguzzino sono state trovate in strada e in un altro appartamento con segnali dell’esercizio della prostituzione: materassi, profilattici e diverse persone, tra cui la ragazza denunciante). Un anno di lavoro che ha portato all’arresto del 35enne e alla denuncia delle due nigeriane, di 28 e 29 anni, per favoreggiamento.

“La giovane ha fatto un lungo viaggio, trovandosi anche in pericolo di vita, è arrivata in Italia senza punti di riferimento, senza sostentamento e subito costretta a prostituirsi a Pian di Massiano – ha detto il tenente colonnello Antonio Morra – Nonostante le violenze lei riesce a fuggire e trova il coraggio di denunciare, resistendo anche alle minacce. Adesso la ragazza sta bene ed è in cammino per costruirsi una vita nuova. Con questo voglio ricordare che le forze dell’ordine e lo Stato sono pronti a raccogliere le denunce delle vittime, a sostenerle e colpire gli aguzzini”.

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