INVIATO CITTADINO Perché a Perugia abbiamo intitolato una rotatoria a Rodolfo Valentino

Come non molti sanno, il mito di raffinata seduzione e maschia italianità fu a Perugia, dove studiò alla scuola Purgotti (allora ubicata alla Torre degli Sciri) per ben tre anni

Stamane, giorno della festa di San Valentino, è stata inaugurata, in quel di Balanzano, una rotatoria intestata al nome e alla memoria del celebre divo del muto. La proposta di  intestazione fa capo al consigliere Carmine Camicia, vice presidente della Commissione toponomastica.

La rotatoria è situata nella frazione perugina, in una zona  che si caratterizza per il suo omaggio al mondo del cinema e del teatro con l'intitolazione di varie strade a personaggi celebri, come gli attori Alberto Sordi, Massimo Troisi, Antonio De Curtis in arte Totò, Nino Manfredi, Eduardo de Filippo e Anna Magnani e i cantanti Gabriella Ferri e Giorgio Gaber.

Ma spieghiamo perché questa intitolazione ha particolarmente senso per Perugia e quali sono stati i rapporti del mitico “sceicco” con la Vetusta.

A Perugia è infatti documentata la presenza del grande Rodolfo Valentino, al secolo Rodolfo, Alfonso, Pietro, Filiberto, Raffaello Guglielmi. Nato il 6 maggio 1895 a Castellaneta di Taranto, morì a New York, il 23 agosto 1926, all’età di 31 anni, per effetto di una banale peritonite conseguente a un’appendicite.

Come non molti sanno, il mito di raffinata seduzione e maschia italianità fu a Perugia, dove studiò alla scuola Purgotti (allora ubicata alla Torre degli Sciri) per ben tre anni. Era convittore presso la Sapienza Vecchia, ossia il Collegio Onaosi di via della Cupa. E vi rimase dagli 11 ai 13 anni.

A scuola andava maluccio, come documenta un vecchio registro (anno scolastico 1907/1908), esposto all’attuale media Carducci-Purgotti in occasione del centenario della prestigiosa istituzione perugina. I compagni lo dileggiavano per via delle orecchie a punta e per una certa rissosità. I tre anni in città (1906-1909) non furono facili, tanto che si conclusero con l’espulsione. Il motivo pare sia da ricondurre a una coltellata, sferrata dal turbolento convittore a un compagno che lo irrideva per le sue orecchie a punta.

Il ragazzo fu poi mandato a Genova, dove si diplomò con profitto presso l’istituto agrario. Da lì –come tanti altri italiani in quel periodo – salì sul mercantile Clevelands  che faceva rotta per gli Usa, alla ricerca di un posto da giardiniere. Si trovò invece a fare il ballerino a gettone (taxi dancer) e il gigolò. Si arrangiò alla meglio, prima della sua affermazione come stella cinematografica, sex symbol e maschio prototipo del latin lover. Anche se qualche mala lingua sparlò di presunte tendenze bisex, giustificate da un trucco pesante e da movenze sinuose. Fu comunque osannato dalle donne di tutto il mondo che ne subivano il fascino magnetico.

A Perugia tornò una volta, con la sua ultima fiamma, per rivedere il collegio della Sapienza e il teatrino goldoniano dove, da preadolescente, aveva forse sognato di diventare un divo. La morte lo colse a soli 31 anni, nel pieno del successo. Decesso seguito da una catena di suicidi delle sue fan. Perugia e l’Onaosi ne ricordarono la presenza nel 1998, in occasione di un grande raduno dei convittori, effettuato, appunto,  nel suo nome. Erano oltre mille gli ex collegiali, riuniti dall’associazione “Il Caduceo”. In rappresentanza della famiglia Guglielmi, intervenne la pronipote, una bella ragazza mora, straordinariamente somigliante al prozio.

Pochi sanno che Valentino era colto e scrisse anche un libro di poesie bilingue (italiano e inglese) che definì: “Né poesia, né prosa, soltanto sogni, sogni ad occhi aperti. Un po’ di romanticismo, un po’ di sentimento e un tocco di filosofia, acquisita non dai libri, ma dalla continua osservazione della natura, il più grande dei maestri”. Si tratta di testi non banali, che dimostrano intelligenza e sensibilità.

Ecco perché l’Inviato Cittadino si sente di considerare corretta questa intitolazione.

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