Offese durante la preghiera ad Allah, scoppia maxi rissa in carcere: a processo

La rissa scoppiò per motivi religiosi. Per quei fatti, avvenuti nel 2011, si è aperto un procedimento penale a carico dei detenuti

Poteva avere ben più gravi conseguenze, la maxi rissa tra detenuti che scoppiò al carcere di Capanne nel febbraio del 2011. A fronteggiarsi furono da una parte un gruppo di magrebini, dall'altra un altro gruppo di etnia rumena, che offrirono però  versioni discordanti circa le motivazioni che portarono a picchiarsi. In tre rimasero feriti, uno finì in ospedale e per altri due furono diagnosticate ferite giudicate guaribili in otto e due giorni. Intanto, per quel brutale episodio, gli autori della vicenda furono rinviati a giudizio per rissa, anche se alcune posizioni sono state stralciate a causa dell'irreperibilità degli imputati, mentre oggi la vicenda giudiziaria è tornata in aula con l'ascolto dei testi del pm, ma l'udienza è stata rinviata per traduzione detenuti al 21 ottobre 2017. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Brazzi e Avola del foro di Perugia. 

Tutto sarebbe iniziato durante un momento di preghiera dei musulmani ad Allah, in particolare la sera del 16 febbraio 2011. All'atto della della preghiera serale, molti detenuti romeni dalle rispettive celle avrebbero offeso "Allah e i predicatori". Da lì ne nacque una veemente discussione verbale con la "minaccia" che avrebbero chiarito il giorno dopo durante il passeggio.

Il monitoraggio e la massiccia presenza di personale nell'orario del passeggio mattutino,  evidenziò una situazione tranquilla, che poi purtroppo sarebbe esplosa da lì a poche ore. Dalle dichiarazioni, emerse che i detenuti rumeni , quel pomeriggio, erano intenti a giocare a carte in un angolo del cortile passeggi e alcuni marocchini e tunisini, dopo aver proferito qualche frase in arabo, avrebbero iniziato a picchiare il gruppo "rivale". A loro volta, essendo in minoranza, sarebbero stati sopraffatti dal gruppo noradfricano. 

Un litigio scoppiato per motivi religiosi, alla base della rissa. Il gruppo norafricano, (reticente a collaborare in quella circostanza e dichiarando che in realtà non era successo nulla) avrebbe voluto farla pagare ai romeni "l'onta dell'offesa al loro Dio Allah, cosa per la quale sarebbero disposti ad uccidere"

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Una vicenda, che torna alquanto attuale alla luce delle recenti denunce del Sappe circa le azioni violente di alcuni detenuti. Dall'incendio in una cella, alle risse fino alle aggressioni nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria, avvenute negli ultimi mesi.

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