Non vuole fare il terrorista e dopo l'addestramento fugge dal Pakistan e si nasconde in Umbria

Riconosciuto lo status di rifugiato: "Se rimaneva in patria potevano rapirlo e ucciderlo"

Fugge dal Pakistan perché non vuole diventare un terrorista e il Tribunale di Perugia gli riconosce lo status di rifugiato in quanto “va ritenuto fondato il pericolo del richiedente di essere perseguitato per motivi di appartenenza al citato gruppo” terroristico “la cui dissociazione non è stata affatto condivisa, senza che, in ipotesi di rimpatrio, possa ricevere protezione dal suo Paese in quanto, come dallo stesso riferito e riscontrato dalle fonti” il gruppo in questione ha avuto spesso il sostegno dei servizi segreti pakistani “e quindi presenta forti elementi di collusione con apparati dello Stato”.

La vicenda dell’uomo, assistito dall’avvocato Francesco Di Pietro, inizia nel 2015 quando è costretto a frequentare un corso di regole islamiche e nel 2017 viene “portato in un centro di addestramento per effettuare un ‘training’ che consisteva in addestramento fisico ed in uso delle armi al fine della Jihad”. Terminato il corso gli viene chiesto di prendere le armi e combattere, ma l’uomo, un ingegnere, fugge dal Pakistan alla volta dell’Italia per non aderire al gruppo terroristico “fondato nel 1989 da Abdullah Azzam, mentore religioso di Osama bin Laden; LeT aderisce alla fede Ahl-e-Hadith, una versione dell'Asia meridionale del salafismo. Come al-Qaeda e altri gruppi salafiti, LeT cerca di rivendicare ciò che considera "terre musulmane” e quindi vuole “liberare” i paesi a maggioranza musulmana, in particolare quelli che circondano il Pakistan, che sono sotto il dominio di governi non islamisti mentre non supporta la jihad in Pakistan sulla base del fatto che la religione nazionale del paese è l’Islam”.

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Una volta in Italia chiede protezione, ma gli viene rifiutata. Così presenta appello che il Tribunale di Perugi accoglie in quanto “in Pakistan esistono tensioni politiche e sociali, particolarmente fra le varie correnti musulmane nonché tra estremisti religiosi e lo Stato; che atti di violenza a matrice politico-religiosa e disordini possono scoppiare repentinamente in qualsiasi momento in tutto il Paese ed il rischio di sequestri da parte di gruppi terroristici è alto”.

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