Ricordando Augusto Lemmi. L'Inviato Cittadino racconta il principe dei sarti: la sua passione, i clienti e l'arte amata

Mi mostrava con orgoglio quei forbicioni, fatti realizzare su misura, in struttura di alluminio, enormi ma leggeri. “Il taglio è tutto”

Augusto Lemmi: un mito. L’Inviato Cittadino pubblicò un paio di anni fa il frutto di una chiacchierata col sòr Augusto… e fu delirio di lettori. Ho scritto “chiacchierata” non “intervista”, per dire che, da figlio di ex sarto, amavo intrattenermi col principe dei fedeli a Sant’Omobono, protettore dei sartori. Un nome, quello di Omobono, che è già un programma e che si attaglia alla cara memoria di mio padre, (bravo) sarto anche lui, e ben disposto a riconoscere a Lemmi il titolo di principe del taglio e del cucito. La foto da me scattata al sòr Augusto, assiso sulla sua poltrona dell’atelier di via Masi, racconta l’orgoglio dell’uomo e dell’artigiano, arbiter elegantiarum e maestro di sobrietà.

Mi mostrava con orgoglio quei forbicioni, fatti realizzare su misura, in struttura di alluminio, enormi ma leggeri. “Il taglio è tutto”, era solito ripetere. Ma anche il cucito, le impunture in seta sui revers, le asole “aperte” non “finte” con uno o due bottoni slacciati (segno di eleganza sartoriale), le fodere di pregio, i canapini col sottopunto lungo… insomma: bello e buono anche ciò che non si vede. Da tempo l’amico Rino Fruttini sta lavorando a una completa biografia di Augusto Lemmi. Un lavoro che è frutto di intensi colloqui e di ricostruzioni accurate, di tipo storico e antropologico, intorno alla moda maschile della Vetusta. Quello splendido libro che Augusto Lemmi non ha fatto in tempo a vedere. Ma che costituirà un paradigma di analisi e capacità di racconto.

Gli aneddoti intorno a questa figura sono troppi per essere qui sintetizzati. Come sono tanti i personaggi che hanno fatto visita alla sua sartoria: in pagina riportiamo una “prova” al mitico artista Charles Aznavour. Ma si potrebbe raccontare della stima di Gianluca Vialli che, in forza al Chelsea, portò clienti ed estimatori dal Regno Unito: oltre alla City, anche il mondo dello sport. Tutta la Perugia che conta è passata per quel laboratorio: inutile fare nomi. Ma non posso omettere quello del pictor optimus Franco Venanti, che si disegnava i modelli da solo e che ricambiava il capolavoro sartoriale con una sua tela: da Maestro a Maestro.

Già, l’arte. Augusto Lemmi è stato collezionista appassionato e competente. In via Masi e in via Marconi ci sono quadrerie uniche, che raccontano Lemmi come un individuo dal gusto raffinato. Nato da famiglia povera, era andato poco a scuola, ma disponeva di un senso estetico non comune.  Una volta gli chiesi perché tenesse lì, e non piuttosto a casa, quelle opere d’arte. Mi rispose: “Le tengo qui perché è qui che passo la maggior parte del mio tempo. E mi piace averle davanti agli occhi perché portano il segno della bellezza!”.

Caro Augusto: un capolavoro dai calzini alle cravatte, una prova vivente di cosa significhi eleganza. Ma anche bontà e amore per la città. È per questo che Perugia non dimenticherà Augusto Lemmi.

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