Assalti in villa, processo a carico del "commando": in aula il racconto di Serse Cosmi e di quei lunghi minuti di terrore

Oggi si è conclusa l'istruttoria del processo di secondo grado a carico della banda di albanesi, prima accusati e poi assolti dall'accusa dei violenti assalti nelle ville del perugino

Si è conclusa oggi l'istruttoria dibattimentale del processo dinanzi alla Corte D’Appello di Perugia a carico del presunto commando dei colpi in villa che terrorizzò la provincia di Perugia nel 2011. La discussione è stata fissata al 14 novembre prossimo.  Furono undici i colpi nelle ville, tra cui quella ai danni dell'ex allenatore del Perugia, Serse Cosmi e che portò la banda composta da sei imputati albanesi a processo e in seguito assolti in primo grado nel luglio del 2014.  Fino alla richiesta d'appello da parte del pm e delle parti civili avversa alla sentenza di assoluzione. 

E proprio l’ex allenatore del Perugia (parte civile con l'avvocato Michele Nannarone) è stato riascoltato questa mattina, ripercorrendo l’incubo di quei momenti vissuti faccia a faccia con cinque criminali che presero di mira la sua abitazione nella notte tra il 18 e 19 gennaio 2011, puntandogli una pistola alla tempia e asportando un ingente bottino tra contanti (5mila), orologi e gioielli.

Serse Cosmi, dinanzi ai giudici, ha quindi riconfermato i riconoscimenti fatti in primo grado e la ricostruzione di quei drammatici momenti dove i rapinatori tennero bloccati anche moglie e figlia. Fu quest’ultima a dare l’allarme al padre di quell’intrusione in casa. A confermare quanto già testimoniato in primo grado, anche la figlia di Cosmi, un ristoratore di Spoleto e un altro commerciante, tutte vittime del violento modus operandi messo in atto dal commando durante gli assalti in villa, da Spoleto a Perugia, da Foligno a Corciano.

I componenti della banda, imputati e poi  assolti sono: Gezim Kuka, Altin Hoxha, soprannominato anche occhi di ghiaccio, Gjolek Ballshani, Leo Ndreu e Artan Duda, finiti alla sbarra con l'accusa a vario titolo di rapina aggravata, porto abusivo di armi, sequestro di persona, lesioni e percosse.

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A capo della banda, secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti Altin Hoxha. Per lui, infatti, il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini aveva chiesto 30 anni di reclusione. Poi il colpo di scena, nel luglio 2014, con un processo chiuso a carico degli imputati con sentenza di assoluzione. Ora il parziale rinnovo istruttorio, apertosi a novembre, avrà la sua conclusione tra 4 mesi. 

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