Violenti raid con spray urticante e pistole, così hanno terrorizzato mezza Perugia: rapinatori arrestati

Nove sono le custodie cautelari in carcere, quattro, invece, ai domiciliari. Quindici gli indagati in tutto per aver preso parte, a vario titolo, alle varie rapine consumate da gennaio a maggio di quest’anno

Immagine d'archivio

Rapine dal modus operandi cruento, anche dietro l’utilizzo di spray urticanti per mettere K.O. la vittima. Come quella avvenuta ai danni di un dipendente di una ditta di videogames che mentre si accingeva a versare allo sportello della banca Unicredit di Corciano una somma di ben 36mila euro, è stato aggredito con lo spray, preso a calci e pugni e rapinato di tutti i soldi e dei suoi effetti personali. O come la rapina messa a segno nel gennaio scorso all’interno di una sala scommesse a Perugia, dove alla titolare, dietro minaccia di una pistola puntata in faccia, le sono stati portati via ben 1.200 euro. “Dammi i soldi o ti spacco la testa”, avrebbero intimato i due rapinatori, per poi fuggire a bordo di un’auto guidata dai complici. Ancora a gennaio 2018, tocca a una tabaccheria a Ellera, dove i banditi – armati di pistola e coltello – riescono a fuggire con un bottino di 4mila euro dopo aver terrorizzato ed intimato ai dipendenti di tirare fuori la cassa.

Sono 13 le misure cautelari firmate dal gip Piercarlo Frabotta – su richiesta della procura – applicate agli indagati che nel corso dei mesi sono finiti sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti per varie rapine consumate a vario titolo nel territorio perugino. Nove sono le custodie cautelari in carcere, quattro, invece, ai domiciliari. Quindici gli indagati in tutto per aver preso parte, a vario titolo, alle varie rapine consumate da gennaio a maggio di quest’anno.

Secondo le indagini che hanno portato il giudice all’applicazione delle misure cautelari, dieci degli attuali indagati si sarebbero associati tra loro con specifici ruoli all’interno della “banda” per poter mettere a segno i vari colpi. Ai vertici della presunta organizzazione, due perugini, un calabrese residente dell’aretino e un toscano “quali organizzatori e promotori”, i restanti soggetti come partecipi. I quattro organizzatori e promotori si sarebbero dati -secondo le indagini – un supporto e un sostegno logistico come ad esempio strumenti per mettere a segno i colpi (pistole elettriche, dissuasori, ect), ma potevano contare anche su “informatori” in grado di segnalare gli obiettivi da colpire, siti in cui collocare la refurtiva, ma anche armi e auto ad alta velocità per garantire la fuga,ricetrasmittenti e altri strumenti adatti ad intercettare le forze dell'ordine. 

Tra le varie rapine imputate (a vario titolo) agli indagati, c'è anche quella commessa nel gennaio di quest'anno all'interno della filiale della banca Teatina Spa dove un cassiere, dietro minaccia di un taglierino e di morte, era stato costretto a consegnare quasi 6.900 euro in contanti. Presa di mira anche una cliente, a cui erano stati sotratti 350 euro appena prelevati.  Il vaso di pandora che ha portato all'applicazione di 13 misure cautelari è stato scoperchiato a seguito dell'arresto di due rapinatori perugini a giugno, colpevoli secondo le indagini di un colpo messo a segno in una sala scommesse nel perugino e in una gioielleria nell'aretino e che avevano fatto emergere l'esistenza di due bande: una proveniente dalla Toscana (Prato) e un'altra di stanza ad Assisi. 

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