Rapine e violenze in banca, tabaccheria e sale slot, sgominate dai Carabinieri due bande: 14 arresti

Tra i capi un investigatore privato di Perugia e un pregiudicato detto "il vecchio". In pochi mesi avevano razziato 150mila euro

Una serie di violente rapine al centro dell’indagine dei Carabinieri di Perugia che ha portato a sgominare una banda di pericolosi rapinatori.

La banda operava nella provincia di Perugia con almeno sei rapine documentate dai Carabinieri, una nella provincia di Arezzo e ci sono elementi utili per collegare la bande ad altri episodi sulla base delle modalità operative. Modus operandi caratterizzato da un alto tasso di violenza, spesso gratuita, fino ad esplodere colpi di arma da fuoco che non hanno raggiunto persone.

L’indagine inizia nel 28 marzo del 2018 tra stazione di Corciano e Compagnia di Perugia, partendo da una rapina a danno del responsabile di incassi di una catena di sale slot. L’uomo era stato aggredito mentre faceva un deposito e finì in ospedale. Sottratti 40mila euro, cioè l’incasso della giornata.

Il lavoro meticoloso svolto sul fatto criminale e il controllo delle telecamere di sorveglianza, hanno portato ad un parziale di targa di autovettura, risalire all’intestatario e accertare che era una delle persone riprese mentre si consumava la rapina.

Dall'attività investigativa è emerso che erano due bande che agivano separatamente, ma coordinati e comandati da una persona incensurata, titolare di agenzia di investigazioni private, coadiuvata di alcuni collaboratori e con l’utilizzo di informazioni che reperivano grazie a tale attività.

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In una prima fase sono stati arrestati due indagati (il titolare di un’agenzia di investigazioni e un suo dipendente), poi sulla base degli elementi prodotti dai carabinieri al giudice per le indagini preliminari, sono state emesse 9 ordinanze in carcere e 5 ai domiciliari (una persona, tra quelle che dovrebbe stare in carcere, è ancora irreperibile). Le ordinanze sono per i reati di rapina in concorso, rapina aggravata, porto abusivo di arma o oggetti atti ad offendere, lesioni personali.

I primi arresti sono in relazione all’aggressione e rapina a danno del portavalori rapinato ad Ellera mentre depositava il denaro cautelare per due persone per rapina al trasportatore valori della sala slot. I primi due arrestati hanno vuotato il sacco accusandosi a vicenda di vari episodi da gennaio a maggio 2018. Una volta delineate le responsabilità penali degli appartenenti alla banda, i militari hanno provveduto a salvaguardare incolumità delle future vittime in quanto si era giunti a stabilire quali fossero i colpi che la banda aveva in mente. I carabinieri sono riusciti a sventare i fatti criminosi, ma senza danneggiare le indagini. Poi è arrivata l’emissione delle misure cautelari in carcere e la riproposizione delle richieste per una rapina commessa ad Arezzo.

La banda ha messo a segno colpi a danno di un tabaccaio, due sale scommesse, un portavalori, un istituto di credito, una persona in auto a Perugia, ad Arezzo è stata rapinata una oreficeria. Non è stata contestata l’associazione, ma è stato stabilito che si trattava di due bande, una di stanza a Prato e una ad Assisi, con interscambio di rapinatori, tutti italiani con precedenti di polizia e solo quattro incensurati. Se la mente dei colpi era l’ex investigatore privato, il capo operativo era un 65enne, detto “il vecchio”, con 25 anni di galera alle spalle ed era in Toscana come dimora obbligata.

A mettere gli investigatori sulla strada della pista toscana il fatto che uno dei rapinatori aveva in mano una busta di plastica di un negozio cinese che rimandava alla zona di Prato. La domanda era: hi se ne va in giro a compiere rapine con una busta del genere in mano?

Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati jammer (disturbatori di frequenze dei cellulari), taser, telefoni e strumenti di videoripresa. Il bottino ricavato dalla rapine è stato quantificato in 150mila euro.

Le indagini proseguono con accertamenti investigativi su presunti fiancheggiatori e sugli informatori che avrebbero dato informazioni sulle attività da colpire. Tra gli indagati figura anche un medico perugino. Nel gruppo anche due donne con compiti di trasporto e di collegamento, attualmente agli arresti domiciliari.

Particolarmente violenta la rapina ad una commerciante cinese di Magione nella primavera del 2017.La donna è stata picchiata perché opponeva resistenza. Si tratta del primo colpo che ha messo gli investigatori sulle tracce dei rapinatori.

Molto più violenta la rapina in tabaccheria ad Ellera, con i malviventi che sono entrati, hanno chiuso un cliente in uno sgabuzzino, malmenato il titolare e il figlio per farsi consegnare l’incasso; prima di scappare, però, i rapinatori si sono accorti di una cassetta di sicurezza che conteneva l’incasso settimanale. I rapinatori hanno picchiato e minacciato il tabaccaio e il figlio per farsela aprire, nella colluttazione è partito un colpo e i banditi sono fuggiti.

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