Fisco, se il mercato del sesso pagasse le tasse: 54milioni allo Stato

Inchiesta, dopo le indagini avviate a Bologna, sul potenziale della prostituzione umbra tradotta in tasse. Su 1700 tra operatori e operatrici un giro d'affari (al ribasso) da 182milioni di euro

Il nuovo redditometro 2012 contro l'evasione fiscale ancora non contempla questa voce, ma a Bologna - la cronaca è nota - è partita la sperimentazione di indagine sul mercato del sesso: per la precisione sul reddito che prostitute non sfruttate e comunitarie possono accumulare in un anno. E dove c'è un reddito, ci sono tasse da pagare. 

Secondo i dati a disposizione dell’Istat in Italia operano 70mila prostitute per un giro di affari 90milioni di euro al mese, prendendo per dato la prestazione sessuale minima: 30 euro. Proiezioni più che dati visto anche che non ci sono degli storici economici passati e pronti per un paragone con i nuovi tempi. 
 
In Umbria si stima che siano 1700 le operatrici del sesso che operano in strada, in appartamento, in night-club o direttamente tramite agenzie (poco raccomandabili) con prenotazione su internet (chiamatele Escort). Basta cliccare su siti di annunci personali per avere una idea dei numeri del mercato del sesso locale. E si tratta solo di chi opera anche in appartamento. 
 
Il modello Bologna , intenso come controlli pre-fiscali per le prostitute, di fatto tende a mettere in chiave quei uomini, trans o donne che siano italiane o abbiano un permesso di soggiorno (cittadini dunque Ue, come le ragazze romene) e un domicilio certo. Meglio ancora se un conto corrente e delle proprietà (automobili in particolare).  La riscossione di chi è clandestina, per l’agenzie delle entrate, è praticamente impossibile. Partendo da questa scrematura le operatrici che potrebbero finire sotto l'occhio del fisco sono un migliaio.
 
 Secondo i carabinieri di Bologna, che hanno fatto il censimento, il guadagno medio di una prostituta in appartamento si aggira sui 500 euro al giorno, 300 per quelle di strada. Il che teoricamente vorrebbe dire – prendendo l’ipotesi di guadagno più alta – un reddito non dichiarato all’anno di 182milioni 500mila euro. Di questi denari si calcola che dovrebbe rientrare tra tasse nazionali, locali e fisco vario almeno il 30 per cento: ovvero 54milioni 750mila euro di euro. Una cifra mostruosa e decisamente al ribasso secondo le stime potenziali del mercato del sesso. Gli eventuali controlli sulle prostitute ed escort sarebbero gli stessi utilizzati per gli evasori totali o quasi: controlli su conti corrente, auto di proprietà o lasciate in finta concessione, stile di vita, spese e abitazione (sia di proprietà che in locazione). Tutti dati che saranno verificati con eventuale dichiarazione dei redditi. Chi rischia maggiormente saranno le operatrici italiane, soprattutto escort, che in molti casi hanno proprietà e abbozzano persino una dichiarazione dei redditi.
 
Ma l’eventuale rete calata sul mercato del sesso a pagamento permetterebbe ai pescatori delle Agenzie delle Entrate di tirare fuori dalle acque torbide anche altri due tipi di evasori: gli eventuali papponi – quelli che girano in vip-car dal pomeriggio fino a tarda notte – ma anche quei clienti normali con una professione normali che oltre a pagare la prestazione fanno anche qualche regalino costoso: gioielli, auto, appartamenti e quanto altro. Ma per il fisco dichiarano poi sempre quei 18mila euro di media regionale che basta a malapena a “mantenere” una sola moglie.

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