Pila in festa per la riapertura della chiesa dopo i danni del sisma: "Chiediamo a Dio di guarire ora le crepe nel nostro cuore"

A 10 anni dal sisma di Abruzzo, anche la Chiesa perugina si è unita nella preghiera a quella aquilana ricordando le trecento e più vittime del devastante sisma

E’ stata una festa di popolo, con una moltitudine di fedeli, la riapertura al culto della chiesa parrocchiale San Giovanni Battista in Pila di Perugia chiusa a seguito del sisma del 30 ottobre 2016, tenutasi alla presenza del cardinale Gualtiero Bassetti e del sindaco Andrea Romizi. A 10 anni dal sisma di Abruzzo, anche la Chiesa perugina si è unita nella preghiera a quella aquilana ricordando le trecento e più vittime del devastante sisma che ha segnato la vita di migliaia di persone, ma non la speranza soprattutto nella ricostruzione del tessuto sociale e nella rifondazione della propria identità spirituale.

E’ quanto è avvenuto, nel suo “piccolo”, per la comunità parrocchiale di Pila riappropriandosi della sua chiesa ritornata all’originale splendore dopo due anni e mezzo di lavori di consolidamento strutturale e restauro dell’abside, di parte del transetto e dell’intero pavimento, seriamente compromessi dalle scosse sismiche. Opere realizzate grazie al contributo Cei post-terremoto 2016 (elargito con l’obiettivo di permettere ai fedeli di ritornare in chiesa nel più breve tempo possibile) e a tanti privati benefattori, per una spesa complessiva di 250 mila euro di cui 100 mila concessi dalla Cei e i restanti 150 mila frutto della generosità di numerosi fedeli.

La chiesa di Pila, una delle cinquanta edificate durante il lungo episcopato perugino (1846-1878) di Gioacchino Pecci, poi papa Leone XIII, come ha ricordato nell’omelia il cardinale Bassetti, è stata edificata alla fine del XIX secolo inglobando i resti di una più antica. Una parte dell’attuale transetto risale al XVI secolo, come anche lo splendido e prezioso crocifisso di legno di fico che sovrasta l’altare, ricollocato al suo posto pochi giorni prima della riapertura del luogo di culto.

Il riposizionamento del crocifisso, come ha sottolineato il parroco don Francesco, ha segnato l’inizio di «un cammino in cui renderci conto che se volevamo guarire le crepe di questa chiesa con l’aiuto del Signore, dovevamo chiedergli anche di guarire le crepe che ci sono nei nostri cuori. Il terremoto non ha compromesso solo da stabilità della nostra chiesa, ha destabilizzato tutti noi perché questo luogo e il suo crocifisso sono da sempre il punto di riferimento della vita dei credenti e dei non credenti. Questi due anni e mezzo sono stati una grande prova che ha scatenato il meglio della nostra comunità». Sono seguiti i ringraziamenti del parroco a quanti si sono adoperati per l’apertura della chiesa, in particolare a coloro che sono venuti a mancare. «Il primo grazie – ha detto don Francesco – va a tutta la comunità che si è stretta non in un calando, ma in un crescendo in una proiezione e dedizione di amore». a custodire anche questo luogo di culto, simbolo della propria fede.  «Questa chiesa è bella – ha detto –, ma la Chiesa più bella siamo noi, cari fratelli e sorelle, siamo quelle pietre vive, dice san Pietro, che fondate sull’unica pietra angolare, che è Gesù Cristo, formiamo un unico tempio, un popolo santo di Dio, il vero regno di Cristo su questa terra. E’ lo Spirito Santo che ci fa Chiesa, è il Signore che dall’alto della Croce, donandoci il suo Spirito, ha fatto di noi, che eravamo dispersi e disgregati, un unico popolo santo di Dio. La Chiesa non è solo popolo di Dio, perché se fosse tale sarebbe solo un concetto sociologico. La Chiesa è il popolo santo di Dio redenta e lavata dal sangue di Cristo. E’ questo il nostro vanto di cristiani, è questo il fondamento della nostra fede».
 

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