Omicidio Pietrafitta, gli amici: "Il patrigno voleva ucciderlo"

"Meglio un pasto caldo in galera che questo ragazzo in casa": avrebbe detto l'omicida ad una professoressa del povero minorenne. Tutte le testimonianze di una vita impossibile

"Era l'unico che lavorava in casa da mesi. Andava nei campi per l'agricoltura oppure lo chiamavamo per lavoretti nel giardino o piccoli traslochi. Lo avevamo adottato per la sua bontà. Lavorava e studiava": è stato da poco portato via senza vita in un carro funebre nero come i volti degli amici di questo 17enne romeno, ma residente a Pietrafitta, che è stato ucciso poco prima di essere trasferito in una casa famiglia insieme al fratello di 8 anni.

La professoressa di Inglese - per tutto il giorno davanti all'abitazione della tragedia - con la voce rotta dal pianto ammette che forse l'omicidio del ragazzo poteva essere evitato: "Neanche 15 giorni fa - ha spiegato a Perugia Today - quell'assassino (il patrigno di 59 anni P.C. ndr) è venuto a casa mia per chiedere dei soldi dato che da mesi non lavorava nonostante gli avessero trovato una nuova occupazione. Io non volevo farlo entrare in casa ma per evitare ulteriori violenze al ragazzo alla fine ho accettato quel colloquio. Mi ha detto senza un minimo di coscienza: 'meglio un pasto caldo in galera, che stare con questo ragazzo che mi fa impazzire'. Lo voleva morto".

Una vicina di casa ci racconta di quelle violenze subite tutti i giorni: "La situazione è peggiorata dall'inizio dell'anno quando lui (il patrigno ndr) ha incominciato ad attaccare questo figlio che agli assistenti sociali non aveva mentito sulle vita di tutti i giorni. Botte, giornate passate senza poter tornare a casa se non a notte fonda. Una vita terribile. Noi cercavamo di dargli una mano: un po' di soldini, vestiti e anche qualche lavoretto. Era un ragazzo stupendo, sensibile e affettuoso. Era contento di andare nella casa famiglia di Castel del Piano - ha continuato - a pochi passi da paese (Pietrafitta). Diceva: 'Così posso venirvi a trovare e poi un anno passo in fretta. Quando sarò maggiorenne potrò finalmente iniziare una nuova vita'. Non gli hanno dato tempo".

Le persone, tante, che sono rimasti davanti alla villetta di Pietrafitta tutte ripetono la stessa cosa: "Ma perchè il Tribunale non ha subito affidato i due figli alle istituzioni dopo la decisione di toglierli alla famiglia? In questa maniera sarebbe ancora vivo". Il Tribunale aveva fatto tutto quello che doveva e poteva: affidamento esterno e nel pomeriggio - un paio d'ore prima della morte - assistenti sociali lo avrebbero portato a Castel del Piano. Ma il patrigno ha messo un'altra sentenza. Tra gli amici del giovane c'era una ragazza di colore che tra le mani teneva un lettore mp3 che era del ragazzo: "Mi ha detto ieri sera di metterci un pò di musica che gli avrebbe fatto compagnia lontano dal paese..."

L'ARRESTO E LA CONFESSIONE- P.C. patrigno della giovane vittima, nonchè convivente della madre è stato subito fermato ed interrogato dai carabinieri e dagli inquirenti. Dopo la sua confessione e i rilievi del caso l'uomo è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario.

I PROBLEMI IN FAMIGLIA- Dalle indiscrezioni raccolte dalla redazione di Perugia Today a Pietrafitta sembrerebbe che la vittima, un 17enne di origini rumene, avrebbe lasciato la casa dove viveva con la madre per trasferirsi in una casa famiglia proprio nel pomeriggio di venerdì, poco prima della tragedia.

IL RICORDO DEL SACERDOTE- Con il passare delle ore, la notizia si è diffusa in paese e tra le voci raccolte dai giornalisti, anche quella del sacerdote, Don Fabrizio che ricorda la vittima come un ragazzo "dolce e sensibile Ragazzo 17enne ucciso di botte a Pietrafitta:dichiarazioni sacerdote
pur con le difficoltà legate ai problemi in famiglia, ma non introverso. Sono spiazzato"; ha commentato il sacerdote, che subito dopo il dramma, ha raggiunto l'abitazione
dove è avvenuta la tragedia.

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LE PAROLE DEL SINDACO DI PIEGARO- Anche il sindaco di Piegaro, Andrea Caporali, raggiunto dalla nostra redazione ha voluto dire la sua sul grave fatto di cronaca che sta riguardando la sua città. Il primo cittadino afferma che la famiglia era seguita dagli assistenti sociali del comune, che proprio in questo periodo stavano valutando l'ipotesi di dare in affidamento temporaneo i due minori presenti nell'abitazione.

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